Questo articolo è la versione estesa dell’articolo presente nel supplemento speciale della rivista stampata “Politica meridionalista, Civiltà di Europa” edita per celebrare i primi cinquant’anni della pubblicazione. (n.d.r)

Il Sud come comunica? Quale è la comunicazione culturale del Mezzogiorno? Da anni siamo abituati a sentire analisi e studi sul Mezzogiorno. La Svimez, con i suoi oltre settanta anni di vita, puntualmente ogni anno con le sue anticipazioni e poi con la presentazione del suo Rapporto ci informa in maniera critica sull’andamento delle principali variabili economiche e da qualche anno si è aperto anche alle questioni sociali. L’Associazione Studi e Ricerche del Mezzogiorno, con i suoi venti anni di vita, con i suoi studi specialistici fornisce una visione approfondita delle diverse realtà settoriali meridionali con comparazioni e scenari internazionali. Una letteratura di ottima riflessione, come anche il recupero storico di archivi preziosi, gestione di biblioteche specialistiche fanno del Mezzogiorno uno dei territori meglio studiati e documentati. Concretamente tuttavia a che cosa sono servite queste riflessioni, analisi puntuali eccellenti, consultazioni librarie e archivistiche? Le condizioni sono peggiorate, le politiche di sviluppo hanno mantenuto un alto livello di annunci, ma di poca concretezza e azione, basta considerare le principali variabili economiche oltre i ritmi di spesa dei fondi comunitari e fra qualche anno quelli del PNRR.

Il capitale sociale non è migliorato anzi si va sempre più impoverendo con l’emigrazione di tanti giovani. Si va impoverendo anche per il venir meno o per la bassa operatività di molti centri studi o enti culturali per mancanza di risorse finanziarie o carenza di sostegno istituzionale. Queste riflessioni vogliono riproporre in maniera analogica con la dovuta modestia, l’interrogativo posto , a suotempo, a Josè Saramago su quale era la funzione della letteratura. Ormai le analisi ci sono tutte, le proposte anche e anche le varianti delle proposte, il tema resta politico nel senso di una espressione della volontà di fare sia dello Stato centrale che delle Regioni meridionali.

Tuttavia qualcosa nel frattempo è mutato nel 2010 Pino Aprile pubblica la prima edizione di “Terroni”, a cui fanno seguito libri di altri autori come Marco Esposito con “Zero a Sud” e “Fake Sud”, Francesco Saverio Coppola e Antonio Corvino con “Mezzogiorno in Progress? Non siamo meridionalisti”, Pino Soriero con “Venti anni di solitudine”, Pietro Massimo Busetta con il trittico “Il Coccodrillo si è affogato”, “Il Lupo e L’agnello, ”La rana e Lo Scorpione”, Lino Patruno con “Imparate dal Sud”, Carlo Borgomeo “Il Sud. Il capitale che serve”, Gianfranco Viesti “Contro la secessione dei ricchi” e tanti altri autori.

Sul finire dell’anno 2019 l’Associazione Dorso in occasione dei primi quaranta anni del Premio pubblica un libro “Cento uomini di ferro e Più”, ricollegandosi  al libro di Guido Dorso “ La Rivoluzione meridionale” con un forte richiamo alla responsabilità delle classi dirigenti, con un forte messaggio di risveglio e non di riscatto delle genti meridionali. Diceva Guido Dorso: E’ finito il tempo dell’apostolato individuale, ed i Fortunato, i Salvemini, i De Viti De Marco possono ritenersi paghi del primo lavoro di aratura, compiuto tra la indifferenza universale. Questo chiaro messaggio è rimasto inascoltato e sono prevalse e hanno continuato ad operare tante individualità culturali, scambiando il mezzo con il fine. Questo ha rallentato e spesso impedito che il Pensiero si facesse Azione, citando il buon Mazzini. Sicuramente una maggiore azione di coesione si sarebbe potuta raggiungere se le forze culturali del Sud si fossero riunite e avessero collaborate, superando le individualità o diritti di primogenitura o di brevetti esclusivi sul Mezzogiorno. Certamente alleanze culturali diffuse, come dimostra nel suo ultimo libro Carlo Borgomeo o Busetta nel libro il Lupo e L’agnello, avrebbero permesso di creare un maggiore collagene civile per sostenere non solo le ragioni delle sviluppo, ma anche le azioni reclamando per tempo i diritti di pari cittadinanza. Un tentativo di condivisione non strutturale è stato fatto nel 2014 dalla Svimez, ma non avuto nessuna conseguernza per mancanza di volontà,  l’altro in essere è quello di A.I.M (Alleanza istituti meridionalisti), organizzazione costituita nel 2019, che sta cercando di creare una rappresentanza di interessi del Sud, chiamando all’appello i diversi centri culturali presenti nei territori in una logica di par condicio. L’obiettivo, al di là dell’economie di scala e di scopo, è quello di valorizzare la sussidiarietà culturale per creare coesione sociale. La rete diventa un Must che non riguarda solo i territori del Sud ma anche quelli del resto del Paese.

Tuttavia il libro che nel titolo e nei contenuti sintetizza in maniera efficace la situazione è quello curato da Francesco Saverio Coppola e Andrea Naselli, nella collana del Dorso, dal titolo emblematico “don Chisciotte non abita più. Centri di Ricerca del Sud. Tante energie profuse e tanti itinerari ad ostacoli. Tante voci per orecchie che non vogliono sentire”.

Che cosa hanno di nuovo questi libri? Sicuramente una vis polemica, una facile esposizione delle idee anche di dati quantitativi, ma soprattutto anche un modo di parlare diverso alle giovani generazioni. Da questi libri emerge una visione politica che tende a trasformarsi tramite le pagine in rappresentanza di interessi e forza di coesione fra le genti meridionali, in una visione non localistica. Una voce nuova che non trova spesso diffusione nei mezzi di comunicazione tradizionali legati a logiche di parte, ma trova sicuramente una massiccia diffusione nel mondo digitale. Qualche anno fa in una discussione con alcuni amici meridionalisti Nicola Squitieri, Pietro Massimo Busetta, Antonio Corvino coniai il termine “Brigantaggio culturale” per indicare un nuovo filone letterario sui temi del Sud, dove la vis polemica e la dialettica prevalevano sulla semplice esposizione dei fatti e dell’osservazione dei numeri. Questi libri hanno sortito un effetto? Sicuramente si. Hanno permesso di veicolare idee in maniera pervasiva su tutti territori avvicinando ceti sociali che una volta erano alieni da presentazioni accademiche o istituzionali. Hanno sollecitato e favorito la nascita di movimenti politici che stanno prendendo corpo nei diversi territori e che devono trovare nelle opportune alleanze come obiettivo primario lo sviluppo del Mezzogiorno in una visione mediterranea ed europea.

In questo dibattito un ruolo importante- con i dovuti limiti –  viene rivestito dalla nuova strumentazione digitale, non solo la creazione di chat tematiche che ricordano gli spazi di discussione dei vecche caffè del ‘700 ma anche l’utilizzo dei cosidetti “Social” (Facebook, Istagram, Tik Tok ecc), che hanno fatto propri molti dei contenuti di questa nuova letteratura, permettendo una più ampia e semplice diffusione delle tematiche e raggiungendo anche di più le giovani generazioni sempre meno legate alla tradizionale letteratura cartacea. Al Sud serve lavorare molto di più sulla comunicazione culturale non solo verso l’esterno del territorio ma anche al suo interno, l’informazione deve diventare cultura, ma serve anche nel rispetto dei comportamenti civili e  democratici dare voce ai bisogni, saper farsi sentire e il brigantaggio culturale non con gli schioppi ma non la scrittura tradizione e digitale può esserne una via efficace.

Francesco Saverio Coppola
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