Nel corso di un convegno tenutosi a Roma, presso la sede della Confedilizia, è stato presentato il libro-progetto Conneting Italy (Giannini Editore – prefazione di Luigi Nicolais – pag.191 – euro 15,00) realizzato dall’Associazione “Guido Dorso”, Prospettiva Europea e The Smart Institute. Dopo un intervento di saluto del presidente della Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, i lavori, moderati dal giornalista Saro Freni, sono entrati nel vivo con gli interventi  dei rappresentanti delle tre istituzioni promotrici della pubblicazione: Nicola Squitieri, presidente dell’Associazione “Guido Dorso”; Roberto Giuliani, Presidente di Prospettiva Europea e Pasquale Merella, presidente di The Smart Institute. Sono poi anche intervenuti tre degli autori dei saggi pubblicati sul libro: Franco Chiarenza, Francesco Saverio Coppola e Massimiliano Nespola. I progetti di rete proposti nel libro-progetto Connecting Italy – come è stato rilevato nel corso dell’incontro –  non riguardano soltanto singole persone, ma territori, enti pubblici e privati. L’obiettivo è quello di creare solidarietà progettuale al servizio del benessere e dello sviluppo delle Comunità attraverso un processo di coesione, nel rispetto delle singole individualità e delle diverse culture.

Pubblichiamo di seguito l’intervento del presidente dell’Associazione Dorso, Nicola Squitieri.

Fare rete, è diventato un aspetto cruciale nel mondo moderno, sia in ambito professionale che personale. La capacità di stabilire e mantenere relazioni con altre persone o organizzazioni può determinare il successo di iniziative negli affari, nell’ educazione e nello sviluppo sociale.

Nel corso del suo ormai lungo percorso di impegno culturale e civile, l’Associazione “Guido Dorso” ha  sempre esortato ad  una maggiore coesione sociale, in particolare nel Mezzogiorno, sollecitati in questa nostra volontà anche dai Presidenti della Repubblica Ciampi e Napolitano. Il superamento dell’individualismo o del campanilismo è infatti fattore essenziale di crescita e sviluppo in un mondo che si è sempre più allargato.  Il libro-progetto dal titolo emblematico “Connecting Italy” – che si apre con una prefazione di Luigi Nicolais – nasce dalla collaborazione di tre istituzioni operanti in aree diverse del nostro Paese e ci ha visti attivamente  partecipi e protagonisti.  Questa pubblicazione ha un carattere che possiamo definire “enzimatico”, in quanto siamo certi che farà da lievito e da stimolo a unirsi per cooperare e collaborare nell’interesse della comunità e del Paese.

Nei territori in ritardo di sviluppo, il networking tra individui e comunità può essere una leva fondamentale per promuovere la crescita economica, sociale e culturale. Fare rete in queste aree può aiutare a superare le sfide legate alla povertà, alla mancanza di infrastrutture e alle limitate opportunità educative e professionali. Soprattutto se germogliano all’ombra di poli di cultura come le nostre università.

Uno dei principali vantaggi di operare insieme nei territori in ritardo di sviluppo è certamente  l’accesso a risorse e informazioni che possono essere cruciali per il miglioramento delle condizioni di vita. I contatti consentono infatti di poter facilitare la condivisione di conoscenze su pratiche agricole avanzate, tecniche di business, opportunità di finanziamento e accesso ai mercati. Inoltre, attraverso le reti, le comunità possono ottenere informazioni su programmi governativi e non governativi di supporto, come il PNRR e i fondi comunitari, potendo così sfruttare al meglio le risorse disponibili.

Le reti localmente possono favorire la formazione di cooperative, imprese sociali e altre iniziative imprenditoriali capaci di poter generare reddito e creare posti di lavoro. Collaborando, gli individui saranno in grado di  condividere competenze e risorse, ridurre i costi di produzione e migliorare l’accesso ai mercati. Inoltre, le reti avranno la possibilità di attrarre investimenti esterni, creando un ambiente più favorevole allo sviluppo economico e sociale.

Le comunità spesso affrontano sfide comuni, come l’accesso limitato a servizi sanitari e educativi. L’unione e la cooperazione fra persone consentono di poter creare sistemi di supporto che offrono assistenza reciproca in tempi di crisi, come durante malattie, disastri naturali o altre emergenze come la pandemia del Covid. Queste reti di sostegno consentiranno di migliorare la resilienza delle comunità, aiutandole a superare le difficoltà con maggiore efficacia.

Fare rete può anche promuovere la consapevolezza e la partecipazione attiva delle comunità locali, favorendo i processi democratici. Quando le persone si uniscono per condividere idee e risorse, diventano certamente   più consapevoli dei loro diritti e delle loro potenzialità. A maggior ragione rivestono un valore fondamentale anche di carattere formativo quando,  ad esempio, si creano tra i giovani  che sono poi le finalità stesse legate all’assegnazione annuale del nostro Premio Dorso. Le reti possono incoraggiare la partecipazione alla vita pubblica e politica, aumentando la capacità delle comunità di influenzare le decisioni che le riguardano. Questo senso di processo di crescita di gruppo può portare a una maggiore coesione sociale e a un impegno collettivo verso lo sviluppo sostenibile. Un esempio in questa direzione l’abbiamo avuto con la discussione sull’autonomia differenziata.

Fare rete nei territori in ritardo di sviluppo favorisce  il progresso culturale e sociale, facilitando lo scambio di tradizioni, conoscenze locali e pratiche culturali, contribuendo a preservare e valorizzare il patrimonio culturale e identitario delle nostre comunità. Inoltre, la collaborazione tra diverse comunità può promuovere anche la tolleranza e la comprensione interculturale, rafforzando il tessuto sociale. Questo sviluppo culturale e sociale è fondamentale per creare comunità più inclusive e armoniose, in special modo, per la gestione dei flussi migratori.

Fare rete tra persone nei territori in ritardo di sviluppo è di fondamentale importanza per stimolare la crescita e il miglioramento delle condizioni di vita. L’accesso a risorse e informazioni, la creazione di opportunità economiche, il supporto reciproco, lo stimolo alla presa di coscienza comunitario e lo sviluppo culturale e sociale sono solo alcuni dei numerosi vantaggi del networking. Promuovere e facilitare la creazione di reti in queste aree dovrebbe essere una priorità per chiunque sia coinvolto nello sviluppo e nel miglioramento delle condizioni di vita delle comunità svantaggiate.

Le opportunità professionali, la condivisione di conoscenze e risorse, il supporto e il mentoring, le collaborazioni e partnership, e la crescita personale e sociale sono solo alcuni dei numerosi vantaggi. Investire tempo ed energia nel costruire e mantenere una rete di contatti può portare a un successo duraturo e a una migliore qualità stessa della vita.

Per tutte le considerazioni sopra esposte e sollecitati anche  da iniziative editoriali come Connecting Italy  continueremo perciò ad investire le nostre energie nei processi di coesione che sono l’unica via verso uno sviluppo sostenibile, duraturo e soprattutto di pace, concretizzando ulteriormente il nostro impegno anche attraverso la realizzazione di una particolare riflessione sui Paesi dell’area mediterranea che sarà al centro di un evento promosso, nel prossimo mese di luglio, dall’Associazione Dorso.