Formazione universitaria e Comunicazione: intervista al Prof. Raffaele Savonardo

Raffaele Savonardo

a cura di Valentina Busiello

Eccellenza. Il Dipartimento di Scienze Sociali della Università degli Studi di Napoli Federico II, il Professore Raffaele Savonardo è il Coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica, e Coordinatore scientifico dell’Osservatorio Giovani (OTG), Delegato del Rettore alle Politiche per la Comunicazione e la promozione delle attività dell’Ateneo:

 

“Un Dipartimento di eccellenza per la Ricerca – la Formazione – la Didattica e l’Innovazione. Premiato per le diverse attività in ambito sociologico, comunicativo e culturale. L’Ateneo Federico II, ha ben 11 Dipartimenti di eccellenza, dove nell’occasione inaugurale dell’anno accademico ha celebrato i suoi primi 800 anni di storia e di vita, alla presenza del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. L’Università più antica d’Italia, di vocazione e formazione laica e tradizionale, dove gli antichi saperi tramandano al futuro, evocando una serie di iniziative ed eventi nella valorizzazione e promozione del territorio, con i giovani al centro della formazione e la ricerca scientifica. L’Ateneo Federiciano crea i giovani del futuro”.

Il Professore Raffaele Savonardo è Professore Associato in Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi del Dipartimento di Scienze Sociali, Associato di Ricerca presso ICAR-CNR, Coordinatore artistico di F2 Radio Lab e dell’Osservatorio Giovani dello stesso Ateneo, dove insegna “Sociologia delle Tecnologie Culturali e Comunicazione e culture giovanili”, oltre ad essere Docente di “Storia e Teoria dei Nuovi Media” presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Ha inoltre ricoperto il ruolo di Segretario Generale e componente del Consiglio Direttivo della Associazione Italiana di Sociologia (AIS).

 

Professore, ci illustra il settore della comunicazione nell’ambito della sociologia e della formazione all’interno dell’Ateneo Federico II?

Un’attenta riflessione verso uno sguardo ampio sull’evoluzione del settore della comunicazione all’interno del Dipartimento di Scienze Sociali che prima era Facoltà di Sociologia con indirizzo in Comunicazione, ci permette di partire da alcuni docenti eccellenti come il Professore Alberto Abruzzese (sociologo, scrittore e saggista italiano), Amato Lamberti (che è stato anche presidente della Provincia di Napoli), ed altri professori Federiciani che nel corso degli anni hanno portato avanti studi, teorie, e ricerche sui mezzi di comunicazione di massa e sui media digitali come Derrick de Kerckhove e Mauro Calise, raggiungendo un risultato di straordinaria eccellenza.

Nel Dipartimento di Scienze Sociali abbiamo ampliato l’offerta formativa sui processi culturali e comunicativi nella Laurea Triennale in Culture Digitali e della Comunicazione, e nella Laurea Magistrale in Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica, dove le discipline sociologiche sono considerate la base principale della riflessione verso i processi culturali e comunicativi, attraverso un approccio multidisciplinare (che abbraccia più discipline, quali; le scienze politiche, antropologiche, metodologiche, statistiche, la storia contemporanea, la sociologia dei media e della cultura, la psicologia sociale), individuando un approccio che ci consente di guardare ad ampio spettro i fenomeni sociali, culturali e comunicativi attraverso diversi punti di vista, partendo da un focus sulla comunicazione istituzionale che fin da subito è stato il tema centrale dei nostri corsi all’industria culturale e creativa.

Sono stato eletto lo scorso anno Coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica, del Dipartimento di Scienze Sociali che da più di dieci anni rappresenta una realtà consolidata e di riferimento per il nostro Ateneo.

Tra i nostri docenti; il Professore Mauro Calise (Professore Emerito e Politologo tra i più accreditati in Italia e nel mondo Federiciano); Derrick de Kerckhove, sociologo e giornalista belga naturalizzato canadese, accademico e direttore scientifico di Media Duemila che ha diretto dal 1983 al 2008 il McLuhan Program in Culture; Technology dell’ Università di Toronto, che negli anni è stato docente ordinario del nostro Dipartimento in Comunicazione con un affondo sulle culture digitali e che è considerato l’erede intellettuale e allievo di Herbert Marshall McLuhan (sociologo, filosofo, critico letterario e professore canadese, noto per la sua interpretazione innovativa degli effetti prodotti dalla  comunicazione  sulla  società  nel suo complesso e comportamenti dei  singoli. La sua riflessione ruota intorno all’ ipotesi, secondo cui il mezzo tecnologico che determina i caratteri strutturali della comunicazione produce effetti pervasivi sull’immaginario collettivo indipendentemente dai contenuti della informazione di volta in volta veicolata.

Di qui la sua celebre tesi secondo cui, il medium è il messaggio). Derrick de Kerckhove ha contribuito con grande interesse alla costituzione del corso di laurea triennale in cultura e digitale della comunicazione, e alle attività’ del corso di laurea magistrale in comunicazione pubblica, sociale e politica del nostro Dipartimento. Da qualche anno è emersa la necessità di apportare dei cambiamenti all’interno dei corsi di laurea”.

 

Ha avuto una visione innovativa ed ampia sul corso di Laurea che coordina?

L’idea era proprio quella di avere uno sguardo ampio sulle trasformazioni in atto, sulle evoluzioni. Attualizzare il corso di laurea da più punti di vista, non solo tenendo conto della “digital trasformation” e quindi dei mutamenti connessi alle tecnologie digitali, ma anche di come le forme di comunicazione digitali stanno influenzando le nostre vite sociali, pubbliche, politiche, culturali.

Tanto è vero che, Lev Manovich (autore di libri riguardanti la teoria dei nuovi media) parla di una “software culture” che caratterizza la “software society”- (una componente essenziale del vivere sociale – software culture, poiché la nostra è inequivocabilmente una software society immersa in una software culture). Dove il digitale attraversa tutti i mondi della sfera pubblica,

l’infosfera, dove le forme di comunicazione digitali ci collocano in una condizione di iperconnessione, in ogni ambito della sfera pubblica e sociale.

Altro ambito di interesse del corso di laurea è rappresentato dall’industria culturale e creativa, con un affondo sui processi creativi e comunicativi, dai mezzi di comunicazione di massa ai media digitali. Inoltre, l’attenzione si concentra anche sul rapporto con il mondo del lavoro e delle professioni della comunicazione in continua evoluzione e con gli attori del territorio al fine di rispondere nei percorsi formativi alle esigenze del mercato, partendo soprattutto dai social media.

 

I Social media, ce ne parla?

Sono un elemento fondamentale di comunicazione della società contemporanea, non soltanto nella comunicazione personale, individuale, giovanile, ma anche nella comunicazione pubblica. I politici, per esempio, comunicano personalmente attraverso i loro canali social come Twitter, Instagram, Telegram, Whatsapp, Facebook, ecc, in un processo di disintermediazione in cui il loro pensiero viene trasmesso direttamente agli elettori non più solo attraverso i media tradizionali, i comunicati stampa ufficiali. I Social Media caratterizzano l’evoluzione del linguaggio giovanile ma anche degli adulti, che muta in modo sempre più rapido, un linguaggio che favorisce una interazione diretta con gli utenti, tra le istituzioni politiche, gli attori sociali e il pubblico.

Tutto questo ha bisogno di essere studiato, approfondito, attraverso una formazione qualificata e universitaria. È necessario che la scuola, l’università e il mondo dell’istruzione e della formazion si orienti verso le nuove competenze che il mercato propone e richiede. Come quelle del social media manager o degli strateghi della comunicazione a tutto campo, tenendo conto del mutamento sociale, culturale e tecnologico, oltre che dei linguaggi della comunicazione. Nel corso del tempo cambiano le competenze, gli scenari del mercato, del lavoro, delle professioni della comunicazione e della competitività ed è necessario adeguare i piani formativi a tali mutamenti.

Ho avviato alcune prime modifiche possibili alle attività didattiche del corso introducendo attività a scelta dello studente, utili per sperimentare i diversi laboratori nell’ambito comunicazione e dei social media. Per il prossimo anno accademico è stato approvato in Consiglio di Dipartimento il nuovo ordinamento e il nuovo regolamento che abbiamo proposto con i miei colleghi, tenendo conto del mutamento del mercato del lavoro, delle nuove competenze professionali della comunicazione, e delle nuove esigenze formative che rispondono alle esigenze professionali del mercato, nell’ambito dell’industria culturale e creativa, della comunicazione pubblica, sociale e politica, della comunicazione istituzionale, ma soprattutto rispettando un approccio teorico rilevante per comprendere i fenomeni e una dimensione laboratoriale che fornisca esperienze pratiche. In particolare, è stato necessario integrare la formazione teorica con approcci pratici, che vanno dai laboratori ai tirocini obbligatori e formativi, promuovendo un rapporto di formazione-lavoro con le aziende del mercato del territorio e delle istituzioni nazionali.

 

Professore ci parli dei tirocini e stage formativi?

L’Università degli Studi di Napoli Federico II, realizza tirocini e stage formativi presso Aziende, istituzioni ed Enti di ricerca. Quest’anno 2023/2024 sono partiti nuovi tirocini presso il Comune di Napoli, il Teatro San Carlo, TV regionali e agenzie di comunicazione, alimentando così la sinergia e la relazione tra l’università, gli studenti, gli stakeholder e il territorio, per integrare e favorire la formazione/lavoro nelle aziende e le istituzioni, nel formare attraverso l’università esperti della comunicazione che possano fare esperienza professionale per un lavoro futuro.

A tal proposito, abbiamo realizzato una consulta permanente, con un tavolo di lavoro con le parti interessate che possano riunirsi periodicamente, intervenendo attraverso suggerimenti sulla formazione ma anche sulle ricadute possibili nel mercato del lavoro.

L’anno 2022/2023 è stato un anno di esperimenti, ma soprattutto di costruzione del futuro del corso di laurea in comunicazione pubblica, sociale e politica, che dall’anno nuovo si rinnova e si evolverà verso nuovi scenari.

Raffaele Savonardo

 

Ci parla dei Laboratori di Ricerca sulla comunicazione?

 

I Laboratori del nostro Ateneo Federiciano che ho promosso e coordinato sono diversi, in primis “F2 RADIO LAB”, la WebRadio della Federico II, ideata da me e alcuni colleghi nel 2005 e lanciata in intesa con l’allora Rettore Guido Trombetti.

Rappresenta una straordinaria palestra per i nostri studenti, dove 60 giovani l’anno vengono formati per diventare speaker radiofonici, esperti della redazione o della programmazione musicale radiofonica, del montaggio audio-video dove la web radio ha anticipato quelle che ora sono state le radio- televisioni, le radio visioni cioè le radio che si possono anche guardare sul digitale terrestre e che proiettano in video lo speaker che parla al microfono in un ambiente radiofonico.

Un’esperienza di laboratorio creativo nata all’interno del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Ateneo, uno strumento straordinario per formare i giovani sui processi culturali e comunicativi dell’industria radiofonica e culturale.

 

Professore Savonardo, tra le diverse attività che svolge in campo sociologico, comunicativo e politico, lei coordina anche un interessante Laboratorio di Ricerca, l’Osservatorio Giovani. Ce ne parla?

Il Laboratorio di Ricerca “Osservatorio Giovani” della Federico II, quest’anno compie 20 anni di attività di ricerche, studi, iniziative di animazione territoriale verso i giovani e per i giovani.

Ha contribuito quest’anno in sinergia con le istituzioni del Comune di Napoli nel vincere il Premio Napoli “Città Italiana dei Giovani 2023” consegnato all’Assessore Chiara Marciani presso Palazzo Chigi a Roma, dove quest’anno ci è stata la premiazione del Consiglio Nazionale dei Giovani che promuove il premio. Il progetto che ha vinto, “Giovani Onlife”, prevede una serie di iniziative che mettono al centro della vita pubblica i giovani, il protagonismo delle nuove generazioni, intorno a temi centrali come la cultura, l’ambiente, la legalità, la movida e il lavoro. L’Osservatorio Giovani è promotore di iniziative in sinergia con gli enti pubblici, il Comune di Napoli, la Città Metropolitana di Napoli, la Regione Campania.

Studia soprattutto la condizione giovanile, ed agisce per animare le iniziative che possano rendere protagonisti i giovani. Il tutto parte dal Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II.

 

È una visione ad ampio spettro?

È fondamentale avere delle ampie visioni, ma dobbiamo essere anche capaci di realizzarle concretamente.

Ai miei studenti dico sempre “di avere la testa con le antenne proiettate oltre le nuvole ma con i piedi ben radicati in terra” poiché il rapporto con il passato, con le tradizioni ci consente di costruire il presente e di immaginare il futuro, generando innovazioni, partendo proprio dai giovani che sono la principale risorsa di questo territorio. Napoli è la città più giovane d’Italia e la creatività è uno strumento straordinario e di sviluppo del territorio. I giovani rappresentano una risorsa straordinaria, sono il vero “oro di Napoli “.

Bisogna investire nella formazione dei giovani, dare loro la possibilità di realizzare i propri sogni, le visioni, partendo dalle tradizioni e investendo nelle innovazioni, nel costruire la società del futuro.

 

Comunicare attraverso la musica, Professore, lei ce lo insegna, quale mentore in questo settore?

In ambito musicale, ho iniziato a studiare il Pianoforte da bambino, all’età di soli 4 anni, e successivamente ho iniziato a scrivere le mie prime canzoni da Cantautore.

Essendo un musicista ho sempre considerato la musica come un punto di riferimento nella comunicazione, fondamentale nella mia formazione, ma soprattutto utile ed essenziale nella formazione dei giovani.

La musica è una straordinaria tecnologia della memoria e del ricordo, ma soprattutto uno strumento della costruzione sociale delle nostre identità individuali e collettive.

La musica non soltanto ci trasmette emozioni, ma ci permette di accompagnare la nostra biografia, la nostra identità personale che si nutre di suoni, visioni ed emozioni, legate alle forme artistiche, culturali e musicali. Per cui, il nostro vissuto è accompagnato da momenti che la musica in qualche modo nutre come ingrediente attivo nella costituzione delle nostre identità.

È importante il linguaggio della musica soprattutto nei processi di socializzazione e di inclusione sociale, e di formazione.

La musica potrebbe essere uno strumento di inclusione formidabile, anche per contrastare la devianza minorile, la criminalità in città come Napoli. È una città di straordinarie eccellenze, ma è anche una città complessa e contraddittoria, dove esistono categorie di giovani che studiano, che sono educati alla bellezza, alla cultura, all’arte, alla musica, e altri, una minoranza, che non studiano e non hanno interesse per la loro formazione e la vita sociale, seguono altri tipi di ideali, sono i meno fortunati e ineducati al rispetto alla vita, provengono molto spesso da appartenenze familiari disagiate con modelli valoriali criminali.

La bellezza e la formazione portano sicuramente ad una educazione diversa, trasmettendo valori orientati al bello, alla cultura, alla capacità di convivere con gli altri in modo sano e sereno.

I giovani che vivono un disagio sociale, in contesti di marginalità, povertà economica ed educativa, rischiano di essere reclutati dalla criminalità organizzata, o rischiano di seguire modelli negativi e devianti. Le università, le istituzioni, la formazione, il mondo della scuola e dell’istruzione hanno la responsabilità e la funzione sociale di prevenire la criminalità con la cultura, affiancando politiche sociali di sostegno anche economico alle fasce più deboli della popolazione. La musica, lo sport, l’arte, la cultura e la bellezza sono strumenti di contrasto ai modelli valoriali criminali.

 

Professore, ci affascina con uno spezzone della sua carriera professionale ritornando ai tempi da studente federiciano?

Da studente della Federico II, mi sono laureato sui nuovi linguaggi musicali, sulla musica Rock e Rap, in particolare sugli Almamegretta e 99 Posse, e la mia tesi di laura fu pubblicata da un editore che aveva colto il potenziale degli studi sulle culture giovanili e musicali, il mio primo libro. In quegli anni ero già un musicista ed era stato pubblicato il mio primo disco, quasi subito dopo la laurea iniziai un percorso di studio, vincendo il dottorato di ricerca, approfondendo temi nell’ambito della sociologia della cultura, della

comunicazione e della musica, tanto è vero che oggi posso dire che il mio libro “Sociologia della Musica” pubblicato nel 2010 dalla UTET (Editori dal 1791) è stato pubblicato in francese in tutto il mondo Francofono.

Successivamente ho pubblicato il libro “Pop Music, media e culture giovanili” (Egea 2017), tradotto in inglese e pubblicato dalla Bocconi University Press.

Partecipo a convegni nazionali ed internazionali sulla “Popular Music” e sul ruolo sociale della musica, da Innsbruck a Marsiglia, passando per la comunità scientifica cinese sul tema.

Le mie pubblicazioni sono dei punti di osservazione non solo sulla musica ma sui mutamenti culturali e sociali, sui mezzi di comunicazione di massa e i media digitali che cambiano e si evolvono, sul passaggio dei vecchi e nuovi media, sulla sociologia della cultura e della conoscenza oltre che della comunicazione. Quindi la musica diviene un punto di osservazione dei mutamenti e l’ho adottata come strumento educativo, nel senso che ho invitato nelle mie lezioni di comunicazione e di culture giovanili diversi artisti di fama nazionale per un confronto con gli studenti sui mutamenti culturali e la creatività, artisti come: Mango, Lucio Dalla, Jovanotti e Ligabue che ha scritto la postfazione del mio libro “Pop Music” in italiano ed in inglese, passando per Edoardo Bennato ed Alex Britti, ma anche rapper come Clementino, Rocco

Hunt, o altri artisti come Marco Zurzolo(sassofonista) e Antonio Onorato.

Ho realizzato in Ateneo un ciclo di seminari sui temi dei Linguaggi della creatività, e il portale “Federica WebLearning” della Federico II, ha pubblicato un corso universitario on line, un MOOC di 6 lezioni in video che sono accompagnate non soltanto dai miei interventi ma anche da alcune dichiarazioni degli stessi artisti che intervengono attraverso alcuni concetti chiave estrapolati dalle conferenze che abbiamo realizzato. Lezioni trasversali dove la creatività, la cultura, la musica, la comunicazione, il sociale, e l’innovazione sono temi centrali e cardini, temi trasversali a tutti i fenomeni.

Gli artisti, in quanto testimoni privilegiati delle trasformazioni in atto, esprimono il loro punto di vista, mentre io da professore universitario riporto le teorie di Adorno, Weber, Simmel, de Kerckhove, ecc.

 

Uno dei suoi dischi musicali, dove evoca la frase “Siamo fragili versi di racconti dispersi…” Angeli senza Ali. Ci ha colpito molto, ce ne parla?

Ho sempre coniugato i miei interessi sociologici, culturali e comunicativi, con i linguaggi della musica. Nel 2013, ho pubblicato il libro “Bit Generation” – con il bit dell’informatica, parafrasando la beat revolution degli anni Cinquanta – che racconta i nativi digitali e della generazione always on, sempre connessa. Il libro, attraverso i risultati delle ricerche dell’Osservatorio Giovani racconta, analizza, studia i mutamenti della comunicazione, dei linguaggi e delle culture delle nuove generazioni nell’era digitale. Dopo il libro ho iniziato a scrivere canzoni sul tema e pubblicato il concept album Bit Generation, dove in una delle canzoni, “Always on” ho coinvolto Derrick de Kerckhove a recitare un verso del brano sia nel disco che nel relativo videoclip: “interattivo, iperattivo, io collettivo, io sono vivo”, un verso che ripropone la riflessione sulla condizione di iperconnessione che viviamo tutti e in cui sono immerse le nuove generazioni.

In “Bit Generation”, la canzone che da il titolo al disco propone tali riflessioni attraverso le emozioni trasmesse mediante i linguaggi della musica.

Il brano “Angeli senza Ali”, rientra nella versione in vinile di Bit Generation pubblicata nel 2023 da La Canzonetta Record. Angeli senza Ali è una canzone che richiama l’immaginario cinematografico dei film di Wim Wenders.

“Angeli senza Ali” parla essere umano: siamo degli angeli che tendono a volare, a sognare, ad avere visioni, ma che comunque hanno le loro fragilità, è una canzone sul disorientamento dell’uomo contemporaneo, sugli angeli in terra.

Inserito nel vinile come bonus tracks del disco Bit Generation che evoca una riflessione su un ritorno all’analogico, dal digitale al disco in vinile, tra fisicità materiale e videoclip in bianco e nero, dove l’essenza dell’uomo con la sua fragilità e fisicità è riconducibile più alla materia che al digitale.

Il tema delle tecnologie come elemento di innovazione, cambiamento, mutamento, immersione, con nuovi linguaggi e nuove visioni, attraverso il vinile e il bianco e nero del videoclip Angeli Senza Ali, riporta la riflessione all’essere umano, all’essenza dell’uomo, alla sua materialità.

Bit Generation è un progetto crossmediale, che parte dal libro, e attraversa diversi canali comunicativi che veicolano contenuti riconducibili alle nuove generazioni. Dopo il libro, un ciclo di seminari all’università, un format dedicato F2 Radio Lab, la radio dell’Ateneo, poi il disco a cui hanno partecipato gli Almamegretta, Edoardo Bennato e tanti altri artisti, poi i videoclip e il vinile. Si tratta di un’opera collettiva che richiama l’essere umano, la sua essenza ma anche le innovazioni del digitale in cui siamo immersi, con un inevitabile richiamo al disorientamento nel mondo contemporaneo.

 

 

Le tradizioni che evolvono con il nuovo?

Siamo immersi in un mutamento tecnologico e culturale in una società

sempre di più immersa nel digitale, sia nella sfera pubblica che in quella

privata.

Le tecnologie digitali che stanno caratterizzando sempre più la nostra contemporaneità sono centrali nei processi comunicativi, e non solo, e noi siamo solo agli albori di questa evoluzione. Non credo che questa rivoluzione possa generare una crisi del mercato del lavoro, poiché siamo di fronte alla possibilità di generare nuove professionalità, nuove competenze sul lavoro a partire da quelle generate dalle trasformazioni digitali. A tal proposito ai miei studenti sottolineo sempre che se domani i droni sostituiranno i postini, saranno i postini a programmare e a guidare i droni, quindi è una questione di competenze, dove l’innovazione rappresenta una grande opportunità ma porta con sé anche diversi rischi.

Le nuove generazioni hanno bisogno di essere orientati, attraverso la cultura e la conoscenza, a distinguere le opportunità dai rischi.

Le capacità di filtrare le “best practices” che gli strumenti digitali forniscono dai i potenziali rischi si apprende con l’esperienza, la formazione e la conoscenza.

 

Altre news nell’ambito della Ricerca?

Altre attività condotte nell’ambito della Ricerca sulla Comunicazione, abbiamo realizzato il progetto “Sirena Digitale” che è una sperimentazione di linguaggi digitale e tecnologie olografiche per valorizzare i beni artistici e culturali del nostro territorio, un progetto coordinato in sinergia con il collega Luigi Gallo di ICAR-CNR, e dove abbiamo coinvolto la RAI, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, il Museo MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), il MAV (Museo Archeologico Virtuale), ricercatori, artisti, professori di discipline diverse, oltre alla ricercatrice e artista Francesca Fariello che interpreta la Sirena Digitale. Abbiamo realizzato un’opera d’arte post-moderna interattiva che valorizza il patrimonio artistico-musicale e partenopeo della canzone napoletana in modalità olografica e su un piano internazionale.

In particolare “Sirena Digitale” è una sirena Parthenope che, sottoforma di un ologramma, si proietta in uno spazio dove la sirena interagisce con l’utente ed interpreta in versione “pop rock” e in lingua inglese, cinese e napoletana, canzoni del repertorio classico napoletano, attraverso una fruibilità che è data dalle nuove tecnologie olografiche ma anche su un’app dedicata.

È un progetto di ricerca la cui istallazione è stata collocata prima al MANN, poi all’interno del Castel dell’Ovo, e attualmente al MAV.

Con Francesca Fariello abbiamo pubblicato un libro sul progetto, edito dalla UTET, dal titolo “Sirena Digitale. Suoni e Visioni della Napoli postmoderna dal mito di Parthenope all’ologramma”, e a breve sarà pubblicato un documentario dedicato. Questo progetto di ricerca vede nella sperimentazione dei nuovi linguaggi e dell’innovazione tecnologica, la valorizzazione della cultura, dei beni artistici e culturali.

Poi sono coordinatore di diversi laboratori che l’Osservatorio Giovani ha promosso in sinergia con il MiBACT, il Ministero dello sviluppo economico, il Miur, la Regione Campania, il Comune di Napoli. Progetti come il “Contamination Lab” per lo sviluppo delle startup attraverso idee innovative e creative; Startup Music Lab per valorizzare gli artisti e i talenti della musica, nel fornire loro gli strumenti per essere imprenditori di se stessi. Il Creative Lab per valorizzare la creatività giovanile, sia nello sviluppo di startup, sia per trasferire ai giovani le competenze necessarie per ottimizzare la propria creatività. Progetti che rappresentano un utile strumento per formare i giovani, valorizzando le loro capacità creative.

Un’altra area importante di approfondimento e di studio dell’Osservatorio Giovani è quello della devianza minorile. Di recente la mia dottoranda di ricerca Marianastasia Letizia sta realizzando la sua tesi di dottorato su minori e devianza, conducendo una serie di interviste con i giovanissimi che si trovano nelle comunità per minori e che sono stati protagonisti di episodi di criminalità e delinquenza. Uno dei temi centrali dell’Osservatorio, l’obiettivo non è solo quello di cogliere e capire le dinamiche delle nuove generazioni che delinquono, il disagio minorile che si esprime in atti criminali, ma anche quello di comprendere se le forme di recupero siano efficaci e se c’è una vera inclusione sociale, un riposizionamento in società dopo l’esperienza in comunità.

Sono convinto che è necessario prevenire la delinquenza minorile non attraverso l’utilizzo di eserciti militari ma non un esercito di operatori culturali e sociali, perché la cultura è il vero strumento per educare e prevenire il fenomeno della criminalità organizzata. Soprattutto partendo dalle famiglie, poiché sono proprio le famiglie di questi giovani che hanno bisogno di essere affiancate, educate, ed accompagnate ad educare i propri figli.

 

Valentina Busiello