Il Premio Carlo Missaglia nasce come omaggio e testimonianza viva della figura di Carlo Missaglia, artista partenopeo, intellettuale raffinato e promotore culturale, studioso della tradizione musicale napoletana, tanto da esserne considerato un vero “custode”. Più che un semplice riconoscimento, il Premio si configura come un dispositivo di memoria attiva: uno spazio simbolico in cui l’eredità di un pensiero e di una visione si rinnova attraverso le voci contemporanee che continuano a interrogare, interpretare e celebrare la complessità culturale di Napoli. Ogni anno il riconoscimento viene attribuito a personalità capaci di farsi interpreti e ambasciatori della cultura partenopea, restituendone lo spirito in forme nuove e consapevoli e portandolo oltre i confini regionali, come segno di una vitalità creativa che non smette di rigenerarsi. In questa intervista, Marcello Missaglia offre una riflessione sul significato profondo dell’iniziativa: il legame affettivo e culturale con il fratello, la responsabilità di custodirne la memoria e la volontà di continuare a proiettare nel mondo una tradizione che non è mai mera conservazione, ma continua ricerca, trasformazione e affermazione di un’identità che appartiene tanto alla città quanto alla sua storia culturale più ampia. La terza edizione del Premio Carlo Missaglia si terrà giovedì 11 dicembre 2025 alle ore 17:45 nella sede dell’Unione Industriali di Napoli.
Quale direzione culturale ha voluto imprimere all’edizione 2025 del Premio Carlo Missaglia e in che modo tale scelta riflette l’evoluzione del progetto negli ultimi anni?
Quest’anno abbiamo voluto creare un fil rouge solo musicale che unisce la canzone napoletana, la canzone nazional-popolare e la musica classica.
Rispetto alle precedenti edizioni, quali sono gli elementi di novità più significativi, sia sul piano artistico sia su quello metodologico?
Gli elementi di ulteriore novità di questa edizione sono individuabili nella ricerca dei premiati che si allarga sempre di più alle varie forme di espressione della cultura napoletana.
Il Premio si fonda su un’idea ben precisa di ricerca filologica e interpretativa della canzone napoletana. Come questa visione viene ampliata o reinterpretata nel programma del 2025?
Quest’anno abbiamo realizzato un volume che riprende alcuni articoli scritti da carlo sulla canzone napoletana che spesso sovvertono le leggende metropolitane e i sentito dire che imperversano nella narrazione della nostra canzone.
La selezione dei premiati è un passaggio cruciale: quali criteri sono stati adottati quest’anno per individuare figure rappresentative della diffusione e della tutela della cultura napoletana?
Com’è noto, la selezione dei premiati è basata sulla capacità che gli stessi hanno avuto nel portare Napoli e la sua cultura alla conoscenza del mondo intero, ottenendo il rispetto che questa cultura si merita.
Può raccontarci qualcosa sui profili dei premiati 2025 e sul valore specifico che ciascuno di essi apporta alla narrazione contemporanea della tradizione partenopea?
I premiati di quest’anno sono il caro Maestro Beppe Vessicchio, che ci ha lasciato prematuramente, sia per i suoi traguardi professionali sia per la sua ricerca sulla canzone napoletana, e i suoi autori, Mario Costa in particolare; il Maestro Michele Campanella virtuoso pianista di fama mondiale, che ha sempre portato la sua città nel cuore non mancando mai di ricordare le sue origini e la sua propria cultura intrisa di napoletanità; ed infine, Pasquale Scialò, musicologo e musicista, che è da ricordare anche per la sua Storia della Canzone Napoletana, opera di grande intensità.

Oltre alla cerimonia di premiazione, quali appuntamenti collaterali arricchiranno l’edizione 2025 del Premio e con quale obiettivo culturale?
Abbiamo stabilito che, su base biennale, ci sarà una giornata dedicata ad approfondimenti sulla canzone napoletana utilizzando sia il materiale di Carlo che quello di altri ricercatori. Appuntamento quindi al 2026.
Il dialogo con istituzioni, accademie e associazioni continua a crescere: che ruolo hanno le nuove collaborazioni nel consolidare la qualità, lo spessore e la visibilità del Premio?
Grazie per l’occasione di ringraziare l’Unione degli Industriali di Napoli per aver voluto ospitare immediatamente questa manifestazione, a suggellare il rapporto tra industria e cultura. Forte l’intesa con Progetto Itaca Napoli, che è sempre al nostro fianco, proponendo le proprie attività nel campo del disagio mentale e della depressione, spesso presente nel mondo artistico/culturale.
La componente musicologica rimane uno dei pilastri dell’iniziativa: quali contributi, ricerche o materiali inediti verranno valorizzati quest’anno?
Quest’anno abbiamo realizzato il volume Carlo Missaglia: oltre la musica, il giornalismo, con il quale riproponiamo un metodo di ricerca fondato sulla rigorosa fedeltà ai testi e alla storia, lo stesso che ha contraddistinto il lavoro di Carlo Missaglia. Ci auguriamo che questo approccio possa essere riconosciuto e adottato come un vero e proprio “Metodo Missaglia” nello studio della canzone napoletana.
In una prospettiva più ampia di tutela del patrimonio immateriale, quale ruolo ritiene che il Premio Carlo Missaglia svolga oggi nel dibattito nazionale sulla salvaguardia della tradizione musicale?
La qualità dei premiati, unitamente ai componenti delle giurie, susseguitesi in questi anni, è la garanzia della salvaguardia dell’autenticità della cultura napoletana.
Quali progetti ritiene fondamentali per rafforzare la presenza della cultura partenopea nei circuiti artistici globali e in che modo il Premio può farsi promotore di tali iniziative?
Noi cerchiamo di diventare un riferimento per la cultura partenopea nei vari circuiti artistici globali, non divergendo dai nostri criteri. Ricordo che il Premio è del tutto autofinanziato, il che ci consente di godere di una forte autonomia.
Quali prospettive immagina per il futuro della cultura partenopea nei prossimi anni?
Se non si fa abbindolare da qualche ciarlatano, già presente, la cultura partenopea potrà sempre più rafforzarsi e vivere di luce propria.
Qual è il suo auspicio per la cultura meridionale nei prossimi anni e quale ruolo immagina possa avere il Premio nel sostenere un rinnovato senso di identità e appartenenza nel territorio?
Riconosciamo all’identità del Premio quella forza propulsiva che lo porterà a diventare la vera fiaccola della cultura partenopea, superando le inutili voci della sottocultura ancora molto ascoltate.
Lorena Coppola
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