
Si è svolta in un clima di intensa partecipazione, il 1 febbraio 2026, la premiazione di David Grossman, insignito del riconoscimento “Pellegrini di Pace”, promosso dall’Arcidiocesi di Napoli in collaborazione con l’Arciconfraternita dei Pellegrini. L’evento si è tenuto nella Basilica di San Giovanni Maggiore a Napoli, che, per l’occasione, ha accolto oltre mille persone. Saggista, drammaturgo, giornalista e autore di opere tradotte in più di trenta lingue, Grossman è tra i più importanti scrittori israeliani contemporanei, da sempre impegnato sul tema della pace in Medio Oriente.
La cerimonia ha offerto un importante spunto di riflessione sui valori della pace, della non violenza e della giustizia, al centro dell’impegno civile e morale dello scrittore. Grossman ‒ che ha risposto alle domande di tre giovani dell’Associazione ASSO.GIO.CA. ‒ ha affermato: Sono abituato a stare nel mio studio a scrivere, mi sembra strano essere qui di fronte a tanta gente. Ho avuto una vita difficile, ma, se mi arrendo alla paura ho già perso, non voglio collaborare con la disperazione, con la frustrazione e con la paura. Riguardo ai conflitti in Medio Oriente, ha aggiunto: Siamo stati così vicini alla pace, poi è venuto il 7 ottobre e tutto è andato sottosopra. Ci vorranno anni per ristabilire equilibrio e pace.
A dialogare con lo scrittore il Cardinale Mimmo Battaglia, che ha lanciato un messaggio di speranza: Quando arriva la pace cambia il suono del mondo […] Io stasera, davanti a David Grossman, davanti a questa città, davanti al valore dell’Uomo, dico: “pace a voi” e quella pace non è un discorso ma un inizio. Pace a voi che avete paura, pace a voi che siete stanchi, pace a voi che avete perso qualcuno, pace a voi che non riuscite più a sperare come prima e pace a tutti quelli che, in questo momento, non possono essere qui con noi perché sono sotto le bombe.

In un accorato invito alla non indifferenza, l’Arcivescovo ha affermato: Vorrei una pace che abbia il coraggio di essere concreta, una pace che comincia quando smettiamo di chiamare inevitabile ciò che è frutto di scelte, una pace che comincia quando smettiamo di dire “non posso farci niente” e iniziamo a dire “da qui posso fare qualcosa”, perché la pace è un lavoro e, come tutti i lavori veri, costa. Vorrei una pace che cominci dal modo in cui parliamo, vorrei una pace che disinneschi le parole che incendiano, una pace che restituisca dignità agli uomini, una pace che non trasformi le persone in numeri e i numeri in persone […] Vorrei una pace. E, con l’aiuto di Dio, con la responsabilità degli uomini, con la dignità dei popoli la costruiremo, ne sono certo.
La serata, con la direzione artistica di Marisa Laurito, è stata arricchita da un programma musicale di altissimo livello, che ha visto alternarsi sul palco gli artisti Luca Rossi, Fiorenza Calogero, Ziad Trabelsi, Dario Sansone, Giovanni Block ed Enzo Gragnaniello. Nel corso della serata, Marisa Laurito ha letto un brano tratto da Il volto della pace di Paul Éluard, rilanciando l’idea di una città che sceglie di schierarsi dalla parte della pace, idea rafforzata dalle parole di Nino Daniele, coordinatore del Comitato Scientifico del Premio, che ha individuato in Napoli una possibile “città della pace”. Enzo De Caro ha recitato la poesia La mia città del teologo Gennaro Matino. Tra i presenti anche il Procuratore Nicola Gratteri, il Sindaco Gaetano Manfredi e l’Assessora Teresa Armato.

Avvocato iscritto all’Ordine degli Avvocati di Napoli, elenco speciale Docenti e Ricercatori, è autrice di diversi saggi, commenti alla giurisprudenza e altri scritti minori.