Pasquale Squitieri: “Il vizio della libertà”, presentato a Napoli il documentario scritto e diretto da Ottavia Fusco Squitieri

Il 20 febbraio 2026, la galleria Al Blu di Prussia-Fondazione Mannajuolo di Napoli ha ospitato la presentazione del documentario Pasquale Squitieri: il vizio della libertà, scritto e diretto da Ottavia Fusco Squitieri. Un appuntamento intenso e partecipato che ha reso omaggio alla figura di Pasquale Squitieri, tra i cineasti più controversi e anticonformisti del panorama italiano. Prodotto da Piebald Film, in collaborazione con Rai Documentari e Cinecittà, con il patrocinio della Regione Campania, Film Commission e il Ministero della Cultura, il documentario offre un ritratto autentico e profondo del regista napoletano, mettendone in luce il carattere libero, “scomodo” e fuori dagli schemi. Attraverso materiali d’archivio e testimonianze provenienti dal mondo della cultura e dello spettacolo, il film ripercorre la carriera e il pensiero di un autore che ha sempre scelto di non allinearsi.

L’iniziativa si è svolta nella sede di via Filangieri 42, nel cuore di Napoli, e ha rappresentato non solo una presentazione cinematografica ma anche un momento di riflessione collettiva sulla memoria culturale della città e sul valore di un cinema capace di interrogare la storia e la politica. A seguire, si è tenuto un dibattito con Ottavia Fusco Squitieri, regista e autrice del documentario; Valerio Caprara, critico cinematografico; Giulietta Revel, regista, produttrice del documentario, fondatrice di Piebald Film; Claudio Siniscalchi, storico e critico cinematografico; Nicola Squitieri, giornalista, fratello del regista e Presidente dell’Associazione Internazionale “Guido Dorso”. Un confronto vivo e appassionato che ha approfondito il senso dell’opera e l’eredità artistica del regista.

Squitieri è stato un autore di spicco nel panorama del cinema storico-politico italiano, capace di realizzare opere che hanno segnato un’intera epoca, come I guappi e Claretta. Film che non si limitano a raccontare eventi, ma riescono a coniugare con rara maestria impegno civile, tensione narrativa e profondità psicologica dei personaggi. Il documentario dedicato al regista restituisce appieno questa cifra distintiva: il “vizio della libertà” inteso non solo come scelta stilistica e artistica, ma come vero e proprio modo di vivere e concepire il cinema. L’evento ha confermato come l’opera di Squitieri continui a esercitare un fascino duraturo, stimolando interesse, riflessione e dibattito critico anche a distanza di anni. Allo stesso tempo, ha riaffermato il ruolo di Napoli come crocevia privilegiato di cultura e memoria cinematografica, capace di ospitare e valorizzare autori che hanno contribuito a scrivere pagine fondamentali della storia del cinema italiano.

Nel documentario compaiono numerose testimonianze di amici e collaboratori storici di Squitieri, tra cui Fausto Bertinotti, politico e intellettuale; Marco Chiappetta, critico cinematografico e storico del cinema; Enrico Lo Verso, attore; Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli; Franco Mariotti, critico e storico del cinema; Gigi Marzullo, giornalista e conduttore TV; Antonio Mastellone, produttore; Franco Nero, attore; Edoardo Sylos Labini, critico e scrittore; Fabio Testi, attore; Marcello Veneziani, scrittore e opinionista; don Sergio Mercanzin, sacerdote e amico spirituale del regista. Tra i presenti all’evento di presentazione svoltosi a Napoli: Giuseppe Mannajuolo, fondatore e presidente della Fondazione Mannajuolo, tra i proprietari e principali promotori dello spazio espositivo “Al Blu di Prussia insieme a Mario Pellegrino; Ferdinando Tozzi, delegato del Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi per l’industria della musica e dell’audiovisivo; Gigi Di Fiore, giornalista, storico e saggista italiano, cronista de “Il Mattino”; l’Onorevole Luciano Schifone; Lina Sastri, attrice e cantante italiana, premiata con David di Donatello e Nastri d’Argento come miglior attrice di cinema e teatro; Francesco Saverio Coppola, Segretario Generale Associazione Guido Dorso, Presidente del Gruppo Seniores Banco di Napoli.

Nicola Squitieri ha annunciato che, in occasione del decennale della scomparsa di Pasquale Squitieri, nel 2027 si terrà a Napoli un convegno dedicato al regista, alla sua filmografia e alle tematiche sociali affrontate nelle sue opere. L’iniziativa promette di offrire un approfondimento sulla rilevanza culturale e civile del suo cinema, celebrando al contempo l’eredità artistica lasciata da uno dei grandi protagonisti del cinema italiano.

Di seguito l’intervento di Nicola Squitieri, Presidente dell’Associazione internazionale “Guido Dorso”:

Pur se su fronti diversi, Pasquale nel cinema ed io nell’impegno culturale dell’Associazione Dorso, il tempo ci ha visti accomunati in un percorso di analisi delle ragioni della nostra Napoli e del nostro Sud. ln ben 11 dei 23 film di Pasquale Squitieri, 5 riguardano Napoli e 6 il Sud d’Italia. ln queste 11 pellicole, dove si coniuga, in particolare, con l’impegno civile il grande spettacolo, si risentono gli echi di alcuni grandi maestri del nostro cinema, da Visconti, a Germi, a De Sica, a Rosi a Ettore Giannini. Al regista di “Carosello Napoletano“, primo film sul musicall  italiano (classificato fra i 100 film italiani da salvare), Pasquale fu legato da intensa amicizia nel solco di un antico rapporto di Giannini con il nostro zio Pio Squitieri, del quale Giannini fu aiuto regista in alcuni film realizzati all’epoca della comune partecipazione al GUF, il gruppo universitario dell’Università di Napoli in epoca fascista. lo e Dio, il primo film di Pasquale, nel 1969, finanziato da De Sica, ambientato in Puglia, racconta le difficoltà di un prete del profondo Sud, un film molto apprezzato e premiato in Francia. ln Camorra, proiettato anche al Quirinale, viene analizzata la nascita del fenomeno camorra a Napoli, fenomeno affrontato in altre pellicole come l’Ambizioso e Corleone, mentre ne I Guappi il fenomeno malavitoso registra un atto di durissima accusa contro le autorità del tempo che consentirono il proliferare stesso della camorra. Ben 46 anni fa – con una grande visione anticipatrice delle molteplici problematiche che si sarebbero poi sviluppate in Italia – con Razza Selvaggia affrontava il dramma dell’emigrazione meridionale al Nord del Paese; ancora il fenomeno razziale viene analizzato ne il Colore dell’Odio su una integrazione di immigrati mai realizzata. Nel Prefetto di ferro, proiettato anche alla Casa Bianca e in Istituti di Cultura in America, la denuncia della complicità di organi dello Stato con la mafia, fenomeni che, purtroppo, si ripeteranno fino ai nostri giorni, anche con la strumentalizzazione stessa dei pentiti di mafia; il pentitismo è stato il tema al centro, quaranta anni fa, nella pellicola il Pentito. Il film Li chiamarono briganti… è un’analisi sull’Annessione più che sull’Unità d’Italia come la pellicola denunciava, ma fu contestato e bloccato nella sua distribuzione anche se fu definito dallo storico Franco Molfese “un film coraggioso ispirato alla ricerca della verità di una vicenda storicamente accertata degna di memoria”. Personalmente sono stato più volte testimone di quanto consenso che Li chiamarono Briganti riscosse in tutte le proiezioni che periodicamente furono richieste a Pasquale da tante istituzioni culturali del nostro Mezzogiorno. Con Stupor Mundi dedicato alla straordinaria vita dell’imperatore Federico II, proiettato sia al Senato della Repubblica che nelle Università, Pasquale offrirà un affresco di rara eleganza artistica e storica. Ma è con l’Avvocato De Gregorio, ispirato alle morti sul lavoro (soggetto giovanile del regista) e magistralmente interpretato da Giorgio Albertazzi, che Pasquale, 23 anni fa, testimonierà, per l’ultima volta nel suo percorso artistico, il grande amore per Napoli. L’arringa finale -cosi come già ne I Guappi – è un vero e proprio processo alla Città, dove viene chiesto a gran voce un impeto di riscatto e di dignità da parte di tutti, per affrontare la possibilità di recuperare la memoria e l’identità di una grande Capitale. In questa direzione ben si colloca il nostro incontro  che rende un sentito e doveroso omaggio a Pasquale nella sua città. Napoli saprà certamente ricordarlo, il prossimo anno, nel decennale della sua scomparsa, con una iniziativa patrocinata dalle istìtuzioni locali e accademiche che ho intenzione di promuovere, con la condivisa adesione del Comitato Scientifico dell’Associazione Dorso che dibatterà come il Mezzogiorno è stato al centro, nel tempo, del nostro cinema di impegno artistico e civile.

Il video integrale del dibattito

Le interviste