
Fino al 19 aprile 2026, la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta di Napoli ospiterà la mostra Joan Miró: per poi arrivare all’anima, una retrospettiva straordinaria che permette di esplorare il profondo legame tra il maestro catalano e la sua arte, attraverso oltre cento opere tra litografie, acquetinte e acqueforti. Curata da Achille Bonito Oliva con Vittoria Mainoldi, questa mostra non è solo un’occasione per scoprire il genio di Miró, ma anche un punto di incontro tra la sua opera e la vibrante energia della città di Napoli e del Meridione.
Il percorso espositivo si articola in diverse sezioni tematiche, ognuna delle quali esplora una fase particolare della sua carriera, dal surrealismo alla sua evoluzione verso l’astrazione e la ricerca di un’espressione pura dell’anima. Il titolo stesso, “per poi arrivare all’anima” suggerisce la sua ricerca profonda dell’essenza dell’esistenza e la necessità dell’artista di esprimere emozioni universali e spirituali, liberandosi dalle convenzioni tradizionali. Oltre alle opere principali, la mostra include anche materiali didattici e video che raccontano la vita e la filosofia dell’artista, offrendo una visione più completa del suo pensiero.
L’allestimento sfrutta la spazialità del luogo per esporre le opere in un contesto che ne accentua la forza evocativa, creando una sorta di dialogo con lo spazio sacro, in modo che i visitatori possano immergersi nella spiritualità sia del luogo sia dell’arte di Miró. La Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, con la sua storia secolare e la sua posizione nel centro di Napoli, si fa custode di un dialogo affascinante tra il mondo arcaico delle tradizioni locali e la modernità innovativa dell’artista catalano.

Napoli, culla di una cultura millenaria, è da sempre un crocevia di tradizioni popolari e influenze artistiche che si fondono in un linguaggio unico, così come Miró ha saputo unire in modo innovativo astrazione e simbolismo. La sua arte, che gioca con forme primitive e segni essenziali, riecheggia, in un certo senso, con la forte componente gestuale e simbolica della tradizione visiva del Sud, dove l’arte non è mai fine a sé stessa, ma è sempre legata alla spiritualità e alla memoria collettiva.
Nel Meridione, dove la storia e la bellezza sono immerse in una ricca carica simbolica e sensoriale, l’arte di Miró trova una sorprendente affinità. La sua predilezione per i segni ancestrali e la continua ricerca di bellezza nella semplicità si intrecciano con le impressioni visive e le emozioni potenti che caratterizzano luoghi come la Campania. Qui, nelle chiese, nelle piazze e nelle feste popolari, ogni gesto e simbolo ha un significato profondo, e l’arte di Miró sembra risuonare con quella stessa ricerca di autenticità e di espressione primordiale.
La mostra è stata organizzata da Navigare S.r.l., in collaborazione con il Lapis Museum e con il patrocinio del Comune di Napoli, del Consolato di Spagna e dell’Istituto Cervantes. Un incontro che, nel cuore di una delle città più artistiche del Sud, invita a riscoprire come l’arte sappia oltrepassare i confini del tempo e dello spazio, trasformando ogni segno, ogni tratto, in un ponte capace di dare voce a un dialogo universale.
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Avvocato iscritto all’Ordine degli Avvocati di Napoli, elenco speciale Docenti e Ricercatori, è autrice di diversi saggi, commenti alla giurisprudenza e altri scritti minori.