
È stata inaugurata ieri, 26 marzo 2026, negli spazi della Fondazione Mannajuolo_Al Blu di Prussia, la mostra di Arcangelo dal titolo Un ritorno a un tempo, a cura di Maria Savarese, promossa dalla Fondazione Mannajuolo, in collaborazione con l’archivio dell’artista. L’esposizione è l’occasione di “ritornare con una maturità e consapevolezza di tutto il lavoro, fortemente incentrato sul territorio, come dimostrano diversi racconti artistici che risentono molto delle atmosfere vissute qui” ‒ racconta Arcangelo ‒ ma non si tratta semplicemente di un ritorno espositivo, quanto di un vero e proprio attraversamento della memoria pittorica, in cui il tempo, storico, interiore, arcaico, si stratifica come materia viva.
Arcangelo è noto per un linguaggio pittorico intenso, materico e gestuale che si distingue per una forte componente simbolica ed espressiva. Le sue opere spesso si fondano sull’uso di materiali “poveri” come terre, carboni e pigmenti puri, e riflettono un legame profondo con il paesaggio, la memoria e l’esperienza umana. Docente di pittura presso l’Accademia di Brera e residente a Milano sin dai primi anni Ottanta, Arcangelo torna a Napoli a distanza di oltre quarant’anni dalla sua ultima personale del 1982. Questo ritorno assume il valore di una ricongiunzione simbolica con il proprio orizzonte originario, non tanto geografico quanto culturale e sensibile: un Sud inteso come spazio mentale, deposito di segni, riti e permanenze.
Il percorso espositivo si sviluppa come una costellazione di nuclei pittorici autonomi ma profondamente interconnessi, in cui la tela si configura come luogo di emersione di tracce e archetipi. I grandi dipinti del 1993 dedicati a Pompei rappresentano una soglia privilegiata di accesso al lavoro dell’artista: non vedute né citazioni archeologiche, ma superfici attraversate da una tensione tellurica, dove il colore, spesso denso, ferito, inciso, restituisce la percezione di una storia sepolta ma mai dimenticata. Pompei diventa così paradigma di una temporalità sospesa, di una catastrofe che si trasforma in immagine permanente.

A questo nucleo si affianca la serie delle Madonne Addolorate, composta nel 2022, di piccoli dipinti che condensano in forma essenziale una riflessione sulla sofferenza e sulla sacralità dell’immagine. Le figure rappresentate emergono come apparizioni, segnate da una pittura che sembra consumarsi nel gesto stesso che la genera. L’iconografia tradizionale viene attraversata e quasi disgregata, lasciando affiorare una dimensione intima e universale, in cui il dolore non è rappresentato ma evocato, trattenuto in una vibrazione silenziosa.
Chiude il percorso il ciclo più recente, Magnolie, del 2025, presentato per la prima volta in questa occasione. In queste opere la ricerca dell’artista si apre a una diversa qualità luminosa, senza rinunciare alla propria densità materica. Il fiore, lungi dall’essere un semplice motivo naturale, si configura come forma-simbolo: presenza fragile e insieme resistente, che trattiene in sé il passaggio tra vita e dissoluzione. La pittura si fa qui più rarefatta, ma non meno intensa, come se il gesto si misurasse con una nuova soglia del visibile.
Nel lavoro di Arcangelo, da sempre refrattario a classificazioni rigide, convivono istanze apparentemente divergenti: memoria e cancellazione, sacro e materia, gesto e sedimentazione. La sua opera si configura come un unicum nel panorama italiano contemporaneo proprio per questa capacità di sottrarsi alle tendenze, mantenendo una coerenza interna fondata su una continua interrogazione del linguaggio pittorico. Nel corso della sua carriera, l’artista ha collaborato con importanti realtà espositive e ha preso parte a numerose mostre in contesti pubblici e istituzionali, in Italia e all’estero.
A questo si affianca un significativo corpus di pubblicazioni monografiche e libri d’artista che ne hanno accompagnato e approfondito la ricerca. Le sue opere sono oggi conservate in collezioni di fondazioni pubbliche e private, a testimonianza di un percorso rigoroso e di una presenza critica consolidata. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 17 luglio 2026, Al Blu di Prussia in via Gaetano Filangieri 42, Napoli, lo spazio multidisciplinare di Giuseppe Mannajuolo e Mario Pellegrino.
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Lorena Coppola, Fondatrice e Presidente della Fondazione Léonide Massine, giornalista, esperta di comunicazione, international project management e direzione artistica, ha al suo attivo una lunga esperienza nel settore editoria. Traduttrice, scrittrice, docente, autrice e curatrice di diversi testi, si occupa da anni del settore stampa, pubbliche relazioni e content management. Danzatrice e coreografa, esperta di studi coreutici, ha collaborato con diversi teatri e compagnie internazionali, tra cui il Vancouver City Dance Theatre e il Théâtre de l’Opéra Metz-Metropole. Dal 2010 è Vicedirettore del Giornale della Danza. Attualmente fa parte della redazione partenopea di Politica Meridionalista.