
Roberto Ginex presidente Inpgi: il futuro pensionistico dei giornalisti autonomi senza vero ed equo compenso è fortemente condizionato
Con la mostra “La schiena dritta. Tutelare il mestiere della libertà” inaugurata a Roma, l’Inpgi (Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani ”Giovanni Amendola” presieduto da Roberto Ginex) ricorda i 100 anni dalla sua fondazione. La mostra – allestita ,presso la sede dell’Inpgi in via Nizza, negli spazi della Fondazione sul giornalismo italiano ”Paolo Murialdi” (presieduta da Giampiero Spirito) – è stata inaugurata dal sottosegretario al ministero della Cultura, Lucia Bergonzoni. Il percorso espositivo raccoglie oltre 60 pezzi tra fotografie, cimeli e documenti storici che raccontano il giornalismo italiano dagli anni Sessanta al Duemila. La mostra intende anche ricordare tutti i giornalisti caduti nell’esercizio della professione rendendo omaggio ai protagonisti del giornalismo d’inchiesta. Si compone così un racconto che invita ad osservare da vicino un mestiere edificato sull’impegno in cui l’Inpgi ha rappresentato per il giornalismo italiano un sostegno nel fronteggiare, negli anni, le difficoltà e la precarietà del mestiere. “Da 100 anni l’Inpgi – ha dichiarato il presidente Roberto Ginex – è al fianco dei giornalisti e continua ad esserlo in un settore profondamente trasformato. Rappresentiamo una delle principali istituzioni previdenziali di categoria del sistema italiano di sicurezza sociale e abbiamo anche accompagnato l’evoluzione della professione giornalistica e del sistema editoriale nazionale. Oggi – ha proseguito Ginex – la sfida è garantire sostenibilità ed equità in un mercato segnato dalla crescita del mercato autonomo. Il cambiamento del lavoro giornalistico spesso non scelto ma imposto – ha concluso il presidente dell’Inpgi – incide anche sulla previdenza : senza redditi adeguati e un vero equo compenso si rischia di condizionare fortemente il futuro pensionistico della categoria”. Sulla stessa lunghezza d’onda il sottosegretario Bergonzoni che ha affermato che “è importante ricordare i giornalisti che hanno perso la vita nell’esercizio della loro professione per riaffermare con forza il valore della libertà di informazione e la responsabilità collettiva di difenderla, garantendo condizioni dignitose e prospettive solide a chi ogni giorno contribuisce alla qualità della nostra democrazia”. Va infine ricordato che, dal 1995, l’Inpgi è stato trasformato da ente pubblico in fondazione, nel 1996 nasce poi la gestione previdenziale destinata ai giornalisti autonomi mentre la gestione dei giornalisti dipendenti dal 1°luglio 2022 è transitata in capo all’Inps. La mostra dell’Inpgi è visitabile fino al 29 maggio (lun. ven. 9 -17).

Nicola Squitieri, nato a Napoli, avvocato, giornalista professionista, ha maturato molteplici esperienze nel campo dei media lavorando con numerose testate tra cui “Il Tempo”, “Il Mattino”, “Roma”, “Napoli-Notte”, “Rai Campania”, “Corriere di Napoli”, Agenzia ASCA. Già direttore responsabile della Rivista Economica “Mezzogiorno d’Europa” edita dall’Isveimer del gruppo Banco di Napoli, ha fondato negli anni settanta la rivista “Politica Meridionalista. Civiltà di Europa” di cui è direttore responsabile. Ha collaborato presso importanti Istituzioni in ruoli chiave, tra cui si citano la Regione Campania e la Presidenza della Repubblica.
Per oltre cinquant’anni è stato tra i protagonisti delle battaglie culturali e civili per il riscatto del Mezzogiorno. Ha fondato nel 1970 il Premio Internazionale “Guido Dorso”, promosso dall’omonima Associazione di cui è Presidente. L’iniziativa, giunta alla sua XLI edizione, si tiene annualmente sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, presso il Senato da cui è patrocinata insieme al CNR, all’Università di Napoli “Federico II” e ad alcune tra le più prestigiose università straniere.
Quale segno di apprezzamento per l’opera di divulgazione culturale svolta, in particolar modo, tra le nuove generazioni, delle tematiche legate al processo di sviluppo delle aree meridionali, è stato insignito di vari riconoscimenti tra i quali, il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’onorificenza di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana.