I sistemi complessi, la matematica applicata e le sfide dell’Intelligenza Artificiale Intervista a Massimo Squillante

Massimo Squillante

In un’epoca in cui i dati e gli algoritmi ridefiniscono in tempo reale le dinamiche economiche e le relazioni sociali, comprendere la complessità non è più soltanto una sfida accademica, ma una necessità per governare il futuro. Per fare il punto su questa transizione epocale, la comunità scientifica si è riunita a Napoli per l’edizione 2026 del convegno internazionale DySES (Dynamics of Socio-Economic Systems), centrato quest’anno sui sistemi socioeconomici nell’era dell’intelligenza artificiale. A guidare i lavori e a tracciare la rotta di questo confronto globale è stato, assieme alle professoresse Bice Cavallo e Francesca Perla, il Professor Massimo Squillante, ordinario di Metodi Matematici dell’Economia e delle Scienze Attuariali e Finanziarie presso l’Università degli Studi del Sannio. Figura di riferimento nel panorama della ricerca internazionale, con una lunga carriera dedicata allo studio della teoria delle decisioni e della matematica applicata all’economia, il Professor Squillante ci accompagna in una riflessione profonda che supera i confini della dimensione puramente tecnica: dalla necessità di non ridurre l’Intelligenza Artificiale a un mero “pappagallo stocastico”, fino all’urgenza etica di rimettere l’uomo e la responsabilità sociale al centro dei modelli predittivi.

L’edizione 2026 del convegno DySES ha posto al centro il tema “I sistemi socio-economici nell’era dell’Intelligenza Artificiale”. In che modo la diffusione dell’IA sta modificando i paradigmi tradizionali della matematica applicata all’economia? Quali nuovi strumenti, prospettive e opportunità di ricerca emergono da questa trasformazione, e quali sono invece le principali sfide teoriche, metodologiche ed etiche che la comunità scientifica è chiamata ad affrontare?

Direi che più in generale la scienza e la matematica, non solo la matematica applicata all’economia, debbano fare i conti von l’IA; sono significativi i casi di utilizzo dell’IA per risolvere problemi matematici complessi e per fornire dimostrazioni di teoremi. Mi fa piacere ricordare, a questo proposito, che, nell’ambito del Convegno Neapolis Urbs Vergiliana, Passato, presente, futuro, che ho contribuito a organizzare con Marisa Squillante, Cristina Trombetti, direttrice dell’Istituto Nazionale di Alta Matematica, ha tenuto un’illuminante conferenza su Matematica e nuove tecnologie, discutendo con Francesca Perla il modo in cui si sta evolvendo l’approccio dimostrativo nelle Matematiche. Quanto alle problematiche di carattere socio-economico voglio rimandare alle riflessioni del Premio Nobel Giorgio Parisi, che, tra l’altro, ha fornito esempi di utilizzo dell’IA per ottenere dimostrazioni di risultati matematici, sulla necessità di costruire un’adeguata governance dell’IA per ottimizzare le opportunità e mitigare i rischi; e, aggiungo, per evitare abusi da parte di gruppi di potere.

DySES vanta una lunga tradizione internazionale e itinerante, avendo riunito negli anni studiosi e ricercatori in diverse parti del mondo. Nel 2026 il convegno ha scelto Napoli come sede. Quali opportunità può rappresentare un evento di questa portata per il Mezzogiorno, in termini di crescita scientifica, collaborazione internazionale e valorizzazione del territorio? E quali contributi specifici può, a sua volta, il Mezzogiorno offrire alla comunità scientifica globale nel campo dei sistemi socio-economici e della matematica applicata?

Ho cominciato a lavorare con la comunità scientifica del DySES circa venti anni fa; il riferimento internazionale in quel momento era Araceli Proto dell’Università di Buenos Aires; in Argentina nacque l’idea di organizzare l’incontro successivo a Benevento; lo facemmo con grande entusiasmo, ottenendo il consenso e il supporto di istituzioni pubbliche e private. Riuscii a ottenere anche il patrocinio dell’Ambasciata argentina a Roma, che concesse l’uso del bellissimo logo del bicentenario della Repubblica. Araceli ne fu enormemente contenta e, in quell’occasione, mi nominò socio onorario del DySES. Da allora, il DySES si è sempre contraddistinto come catalizzatore di dibattiti di grande impatto sociale. Può sempre di più rappresentare una fucina di idee e di risposte alle grandi questioni; quest’anno Serge Galam ha tenuto un’interessantissima conferenza sulla formazione delle coalizioni internazionali e sul loro impatto sulle situazioni conflittuali.

Nel corso del convegno Lei ha evidenziato l’importanza di non considerare l’Intelligenza Artificiale soltanto come un’evoluzione tecnologica, ma soprattutto come un fenomeno capace di produrre profonde trasformazioni economiche e sociali. Quali sono, a Suo avviso, le principali opportunità che questa transizione può offrire a cittadini, imprese e istituzioni? E quali sono, invece, i rischi più rilevanti da affrontare affinché lo sviluppo dell’IA contribuisca a un progresso sostenibile e inclusivo della società?

Ho avuto la fortuna di conoscere Carlo Bernardini, grandissimo scienziato che ha accompagnato tutta la sua attività a un costante impegno politico e sociale: la sua è stata una magistrale lezione per chi fa scienza e per i cittadini in generale, per far comprendere come l’uso della scienza non sia neutrale e quindi bisogna sempre interrogarsi sulle sue conseguenze; questa transizione può offrire grandi opportunità di miglioramento della qualità della vita, ma bisogna vigilare sulle conseguenze negative che possono aversi sulle libertà individuali, sulla distorsione dell’informazione, sui livelli occupazionali. Mi fa piacere che riflessioni sul tema siano emerse nel corso della tavola rotonda al DySES, in particolare nel brillante intervento di Antonia Boccadoro.

I suoi principali filoni di ricerca riguardano il Multicriteria Decision Making e, in generale, la Teoria delle Decisioni. In che modo gli algoritmi di Machine Learning e Deep Learning possono integrarsi nei processi decisionali caratterizzati da elevata incertezza, pluralità di interessi e una forte componente sociale? Quali sono, a Suo avviso, i principali limiti e le potenzialità di questi strumenti in tali contesti?

I processi decisionali sono caratterizzati da un elevato grado di complessità; c’è quindi la necessità di utilizzare un ventaglio ampio di strumenti in grado di acquisire informazioni, completare i dati, trattare incertezza e ambiguità con opportuni modelli e tecniche. In questo senso, Machine learning, Deep Learning e anche il Soft Computing rappresentano sicuramente metodi e strumenti teorici importanti per il supporto alle decisioni. Mi fa piacere ricordare, con riferimento al tema del trattamento dei dati, che nel mio gruppo di ricerca Bice Cavallo e Gerarda Fattoruso (entrambe hanno ricevuto un riconoscimento al Premio Dorso: la prima una menzione speciale e la seconda l’assegnazione del premio stesso) hanno da poco concluso una ricerca relativa al completamento delle matrici di dati e che, per questo, hanno ottenuto una menzione speciale all’NTT Data Award 2025.

Se dovesse tracciare una linea di sintesi dei tre giorni del DySES 2026, qual è il messaggio fondamentale che la comunità scientifica vuole lanciare ai policy maker incaricati di governare la rivoluzione digitale?

Bisogna dialogare: tra istituzioni, discipline, rafforzare il legame tra ricerca di base e ricerca applicata, nel segno della cooperazione piuttosto che della contrapposizione; ci vuole un terreno comune anche lessicale; è il messaggio che viene dalla tre giorni, ma anche dalla storia del DySES e dai singoli eventi che lo hanno sostanziato, come la ricca tavola rotonda sul trasferimento della conoscenza.

La crescente complessità dei sistemi economici e sociali richiede un approccio fortemente interdisciplinare. Quale ruolo è chiamato a svolgere oggi il matematico? È sufficiente sviluppare modelli sempre più sofisticati o è indispensabile dialogare con discipline come l’economia, la sociologia, la filosofia e le scienze per interpretare correttamente i fenomeni e contribuire a governare le grandi trasformazioni in corso?

La risposta è già nella natura del DySES: un incontro fortemente interdisciplinare che raccoglie contributi di natura molto diversa, con grande apertura mentale e con il comune intento di comprendere e cercare di dare soluzioni a problemi complessi. Devo dire che si tratta di un approccio condiviso da altri gruppi e studiosi. Alla tavola rotonda dedicata al trasferimento della conoscenza ha partecipato anche Antonio Di Nola, logico e matematico di fama internazionale che da tempo ideato e messo in piedi, assieme ad altri colleghi come Raffaele Cerulli un gruppo di lavoro ,di cui ho il piacere di far parte, dedicato al Soft Computing, cioè a quella galassia di teorie e modelli utilizzabili in diversi domini, in particolare il Decision Making e l’Intelligenza artificiale; anche da questa attività ci aspettiamo buoni risultati.

La teoria delle decisioni e le scelte in condizioni di incertezza sono al centro dei Suoi studi. Lei è una figura storica dell’Università degli Studi del Sannio. Qual è il ruolo di un ateneo moderno situato nelle aree del Mezzogiorno nel promuovere l’innovazione scientifica e tecnologica, favorire la collaborazione internazionale e contribuire allo sviluppo economico e sociale del territorio?

L’Ateneo del Sannio vanta una grande tradizione sia per l’innovazione sia per l’internazionalizzazione. Certamente, con la Rettrice Maria Moreno, saranno rafforzati entrambi gli aspetti e, penso, con una maggiore attenzione a scenari culturali pluralisti; l’internazionalizzazione è cresciuta enormemente al Sannio grazie al gran lavoro svolto da Biagio Simonetti, con cui ho ampiamente e proficuamente collaborato. Sono opportunità rilevanti per l’Ateneo, per il territorio e per i singoli studenti; ho visto la crescita tumultuosa di allievi che hanno maturato esperienza all’estero: in Vietnam, ad esempio, o in Francia, dove ebbi l’opportunità di siglare un accordo con il Centro Aerospaziale di Tolosa. Unisannio era allora l’unico Ateneo italiano ad avere un accordo del genere a Tolosa, assieme al Politecnico di Torino.

Il Mezzogiorno continua a confrontarsi con divari strutturali, ma, al contempo, esprime importanti eccellenze scientifiche e universitarie e un crescente dinamismo nei settori dell’innovazione digitale. Dal punto di vista di chi studia e modella i sistemi socioeconomici complessi, quali sono le principali leve strategiche su cui il Sud dovrebbe puntare per trasformare le proprie criticità storiche in fattori di sviluppo, attrattività e competitività nel contesto europeo? Quale ruolo possono svolgere la ricerca, l’innovazione e il capitale umano in questo processo di trasformazione?

Qualche anno fa all’ampio tema del progresso socioeconomico del Mezzogiorno fu dedicata un’intensa attività di studio e di analisi, coordinata da  Francesco Saverio Coppola e Antonio Corvino, con il lavoro di numerosissimi esperti e tra questi l’allora Rettore di Unisannio Filippo De Rossi; il lavoro trovò una sintesi in un volume edito da Rubbettino, Mezzogiorno in Progress che presentava anche un contributo di Aldo Masullo; firmai nell’occasione un articolo sulla ricerca e l’alta formazione nel Mezzogiorno cui mi riferivo come Croce e delizia, sottolineando le punte di eccellenza a dispetto di una storica carenza di supporto politico ed economico; avemmo modo di discuterne anche in un incontro al Parlamento europeo; su quella strada bisogna continuare a lavorare, battendo percorsi sostenuti da spirito democratico, visione intelligente di innovazione ancorata alle nostre robuste tradizioni culturali.

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