Premio “Guido Dorso” 47ª edizione – Intervista a Nicola Squitieri: “Il Mezzogiorno come dovere morale, prima ancora che come campo di ricerca”

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Nicola Squitieri, Presidente dell’Associazione Internazionale “Guido Dorso”, in occasione dei 40 anni di fondazione del sodalizio (Foto di Francesco Ammendola - Ufficio Stampa e Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

La questione meridionale diventa oggi sempre più una questione euromediterranea. Il futuro del Mezzogiorno non si gioca più soltanto entro i confini nazionali, ma si apre alle grandi sfide dell’Europa. È questa la prospettiva di respiro internazionale che farà da sfondo, l’8 ottobre 2026, al Senato della Repubblica, alla 47ª edizione del Premio “Guido Dorso”, un appuntamento storico che, da decenni, rappresenta un laboratorio permanente di idee per il dibattito meridionalista. Per fare il punto sulla centralità geopolitica ed economica del Sud, inauguriamo un viaggio di approfondimento attraverso le parole di Nicola Squitieri, Presidente dell’Associazione Internazionale “Guido Dorso”. Al centro della riflessione torna l’idea guida del Premio: considerare il Mezzogiorno non un semplice oggetto di studio, ma un dovere morale e civile, ancor prima che un campo di ricerca.

Nel 1970, insieme ad altri giovani studiosi della questione meridionale, e con la preziosa adesione della famiglia di Guido Dorso, Lei ha dato vita al Premio. Come nacque quell’intuizione?

Vorrei ricordare con una punta di orgoglio che quest’anno il Premio Dorso è giunto all’importante traguardo della 47a edizione, un dato che rappresenta certamente un significativo primato per una iniziativa del genere. Il Premio, come è stato spesso osservato, non è soltanto una mera occasione annuale che vede, nel Senato della Repubblica, la celebrazione delle eccellenze del nostro Mezzogiorno, ma è anche e soprattutto un vero e proprio laboratorio permanente di idee, progetti, studi e ricerche, realizzato dall’Associazione Dorso, anche in collaborazione con altre istituzioni culturali del Sud, con le quali negli ultimi anni sono stati sottoscritti alcuni significativi protocolli di collaborazione. Un obiettivo, quest’ultimo, perseguito anche con la convinzione che al Sud occorre sempre più fare squadra. Non è mancata, poi, un’attiva partecipazione dell’Associazione al dibattito politico in corso nel Paese sul Mezzogiorno. Un ruolo particolare in questa direzione ha svolto e svolge il prestigioso comitato scientifico (composto da premiati di alcune edizioni e presieduto da Filippo Patroni Griffi), insieme agli stessi giovani studiosi destinatari della sezione ordinaria del Premio, riservata a tesi di laurea e a progetti esecutivi. Va sottolineato che alcuni di questi ultimi si sono poi rivelati promesse reali per il futuro del nostro Sud, grazie a un’attenta selezione da parte della giuria del Premio. Si è venuto così, nel tempo, anche a realizzare un importante dialogo intergenerazionale che rappresenta certamente un altro aspetto inedito del Premio che ‒ come affermò il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale, nel 2019, la giuria ‒ ha il particolare merito di riuscire a trasmettere entusiasmo e memoria. 

Dopo aver consolidato il proprio ruolo come punto di riferimento per il Mezzogiorno, il Premio ha ampliato il proprio orizzonte con l’istituzione del “Premio Mediterraneo”, giunto quest’anno alla terza edizione. Quale visione del Mediterraneo intende promuovere attraverso questo riconoscimento?

Nel 2024 la nuova sezione del Premio Dorso dedicata al Mediterraneo è nata dalla convinzione che la cultura abbia un ruolo fondamentale, perché è capace di gettare ponti persino tra Paesi in lotta tra loro, costituendo un vero e proprio veicolo di pace e di dialogo, soprattutto con l’Africa, in un momento di contrapposizioni e di conflitti sempre più drammatici nello scenario mondiale. Abbiamo colto questo cambiamento totale in atto in cui il Mezzogiorno non è più periferia ma centro del mondo, non rappresenta più un problema ma una grande opportunità e la questione meridionale oggi diventa una questione euro-mediterranea. L’Associazione Dorso ha così deciso di dare sempre più visibilità all’impegno di uomini e donne e istituzioni che nel quotidiano si battono, in prima linea, per avere un Mediterraneo di pace e di sviluppo egualitario. Nel contempo siamo impegnati  anche a dar vita ad una rete del Terzo Settore tra i Paesi della macro-area che preveda un ponte con le associazioni territoriali di provenienza dei migranti per favorire una filiera multiculturale e multietnica.

Lei ha sempre difeso l’idea che la cultura non sia un mero valore aggiunto, bensì un pilastro dello sviluppo civile, economico e democratico di un Paese. In un’epoca dominata dagli algoritmi e dalla velocità del consumo informativo, in che modo le istituzioni culturali possono riaffermare la propria funzione di promozione del pensiero critico e della consapevolezza civica?

Nei prossimi anni, compito primario delle istituzioni culturali sarà sempre più quello di assorbire, elaborare e gestire tutte le più complesse innovazioni che si presenteranno, oppure saremo tutti insieme travolti dalla nostra cultura. Sarà necessario intervenire soprattutto presso le nuove generazioni, affinché la tecnologia rimanga uno strumento al servizio dell’uomo e non il contrario. Ai giovani vanno dedicate, da parte delle istituzioni culturali, particolari iniziative che possano favorire analisi e comportamenti utili a valutare correttamente le informazioni provenienti da fonti diverse, per consentire loro di formulare giudizi autonomi, privi di pregiudizi. Come affermava Papa Francesco: “L’esclusiva capacità umana di giudizio morale e di decisione etica è più di un complesso di algoritmi, e tale capacità non può essere ridotta alla programmazione di una macchina che, per quanto ‘intelligente’, rimane pur sempre una macchina”.

Guido Dorso parlava della necessità di una “nuova classe dirigente” per il Sud. Qual è, a Suo avviso, la principale sfida culturale che le nuove generazioni di leader si trovano ad affrontare oggi per incidere concretamente sul futuro del Mezzogiorno?

Se la politica oggi fosse in grado di recuperare almeno alcuni insegnamenti del passato, certamente al primo posto dovrebbe esserci l’ascolto delle istanze provenienti dal territorio. È questo uno dei fattori, purtroppo venuto a mancare progressivamente negli ultimi decenni, che ha determinato l’allontanamento sempre più rilevante sia del cittadino-elettore dalle urne sia, con un aspetto ancora più grave, anche delle nuove generazioni. Il confronto politico oggi è sempre più un continuo talk show urlato in TV, mentre andrebbe recuperato un rapporto diretto anche attraverso un diverso impegno dei partiti politici e dei suoi leader sui grandi reali temi che interessano la vita dei cittadini del nostro Paese. Ancora oggi, purtroppo, occorrerebbero i “cento uomini di acciaio” evocati da Guido Dorso, questa volta, però, non soltanto al Sud.

Photo Credits: Francesco Ammendola
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