
A venticinque anni dalla scomparsa del sesto Presidente della Repubblica, Giovanni Leone (9 novembre 2001), il tempo trascorso ha contribuito ancora di più a far risaltare la sua figura di eminente giurista e di Uomo delle Istituzioni. ”La storia e la verità dei fatti talvolta calpestati dalle ragioni meno nobili della politica – dichiarò Leone in occasione dei festeggiamenti, in Senato, per i suoi 90 anni – non devono sempre attendere la conclusione di una vita per emergere e restituire dignità e onore a chi ha sempre servito lo Stato con onestà e rigore intellettuale”. Marco Pannella ed Emma Bonino inviarono una lettera aperta all’ex Presidente per chiedere scusa dell’ingiusta campagna di attacchi giornalistici e politici scatenata nel 1978 contro di lui riconoscendo che la sua presidenza fu rispettosa della Costituzione e delle istituzioni. Con le sue grandi doti di equilibrio e di saggezza il Presidente Leone fu negli anni ’70 un punto di riferimento autorevole di una lunga e tormentata stagione politica piena di fermenti e di significativi cambiamenti. Ebbe il merito di aver segnato il ritorno di una interpretazione della Presidenza della Repubblica e dei poteri ad essa connessi del tutto aderenti al dettato costituzionale. Il 3 novembre del 1998, in occasione dei 90 anni dell’ex Presidente, avemmo l’onore e la sincera soddisfazione di fargli consegnare dall’allora Presidente del Senato, Nicola Mancino, il Premio “Guido Dorso” per le scienze giuridiche. Leone fu particolarmente lieto di quel riconoscimento che intese rendere onore all’insigne giurista per il suo lungo e fecondo magistero nel diritto penale, processuale e sostanziale. Un diritto che il professor Leone (come amava farsi chiamare) non fu mai astratto o immutato nel tempo, ma sempre capace di rappresentare i fermenti e le esigenze di una società viva e ricca di valori. Quel memorabile evento svoltosi nel Senato della Repubblica, nella sala Zuccari di palazzo Giustiniani con l’intervento delle più alte cariche dello Stato, potè soltanto in parte ripagare Giovanni Leone delle tante amarezze subite in un’epoca che lo vide vittima della fragilità del sistema e di quella falsa rivoluzione mediatica-giudiziaria che negli anni ’90 sarebbe stata poi battezzata con il sinistro nome di “Tangentopoli”. “Sono certo – disse Leone nel lasciare il Quirinale la sera del 15 giugno del 1978 – che la verità finirà per illuminare presente e passato e per sconfessare un metodo che, se mettesse radici, diventerebbe strumento fin troppo comodo per determinare la sorte degli uomini e delle vicende della politica”. Fu un alto monito premonitore, un’ultima lezione di un grande Maestro, un grande meridionale che – da Montecitorio, a Palazzo Chigi, al Quirinale – ha sempre servito con onore le più alte istituzioni del nostro Paese.

Nicola Squitieri, nato a Napoli, avvocato, giornalista professionista, ha maturato molteplici esperienze nel campo dei media lavorando con numerose testate tra cui “Il Tempo”, “Il Mattino”, “Roma”, “Napoli-Notte”, “Rai Campania”, “Corriere di Napoli”, Agenzia ASCA. Già direttore responsabile della Rivista Economica “Mezzogiorno d’Europa” edita dall’Isveimer del gruppo Banco di Napoli, ha fondato negli anni settanta la rivista “Politica Meridionalista. Civiltà di Europa” di cui è direttore responsabile. Ha collaborato presso importanti Istituzioni in ruoli chiave, tra cui si citano la Regione Campania e la Presidenza della Repubblica.
Per oltre cinquant’anni è stato tra i protagonisti delle battaglie culturali e civili per il riscatto del Mezzogiorno. Ha fondato nel 1970 il Premio Internazionale “Guido Dorso”, promosso dall’omonima Associazione di cui è Presidente. L’iniziativa, giunta alla sua XLI edizione, si tiene annualmente sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, presso il Senato da cui è patrocinata insieme al CNR, all’Università di Napoli “Federico II” e ad alcune tra le più prestigiose università straniere.
Quale segno di apprezzamento per l’opera di divulgazione culturale svolta, in particolar modo, tra le nuove generazioni, delle tematiche legate al processo di sviluppo delle aree meridionali, è stato insignito di vari riconoscimenti tra i quali, il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’onorificenza di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana.