
Un organo settecentesco che custodisce la cantabilità della scuola napoletana, un legame profondo e insospettabile tra l’Abruzzo e la grande tradizione operistica, e un racconto che unisce il lirismo al coraggio dei soldati in trincea durante la Grande Guerra. Il concerto in onore di San Lorenzo, tenuto il 10 agosto 2026 da Giacomo di Tollo ‒ organista e maestro di cappella di ritorno dal Belgio ‒ nella piccola chiesa di Villa Torre, ad Ortona, in provincia di Chieti, non è stato solo un evento musicale, ma un vero e proprio viaggio attraverso radici culturali e contaminazioni artistiche. Dalla riscoperta di figure storiche come Vincenzo Bellini Senior fino ai dialoghi contemporanei con la scena musicale europea di Simone Di Felice e Leopold Brauneiss, passando per le suggestioni della celebre “Fenestella” di Marechiaro, in questa intervista il Maestro ci guida alla scoperta dei segreti di questa straordinaria serata e del valore del “museo diffuso” dei nostri piccoli centri
Il concerto da Lei tenuto nella piccola chiesa di Villa Torre ad Ortona, il 10 luglio 2026, si basa sul profondo legame tra l’Abruzzo e la scuola napoletana. In che modo l’organo costruito nel 1721 da Giuseppe De Martino incarna la grande tradizione dell’arte organaria del Mezzogiorno e la sua tipica cantabilità?
La piccola chiesa di Villa Torre, ad Ortona, in provincia di Chieti, è dedicata alla Madonna della Libera, ed è conosciuta sia dai fedeli, in quanto nel 1906 papa Pio X concesse l’indulgenza plenaria ai fedeli che vi si fossero recati il giorno della presentazione della Vergine, sia dagli organisti, in quanto ospita un fantastico organo costruito nel 1721 da Giuseppe De Martino, organario di scuola napoletana. Si tratta di un piccolo organo senza pedali e con ottava corta, inadatto ad eseguire il repertorio che molti di noi associano all’organo. Ma appunto per questo, ci porta alla riscoperta di tanta musica, oggi meno eseguita, ma pensata per (o che può essere adattata a) questo contesto. E su questo repertorio, sembra davvero che lo strumento canti.
Prima del Concilio Vaticano I, la liturgia accoglieva liberamente musiche d’opera, di banda e contemporanee, lasciando all’organista il compito di adattarle al proprio strumento. In che modo ha voluto riproporre questo spirito originario a Villa Torre, partendo dalla scuola napoletana fino a riscoprire le insospettabili radici abruzzesi di Vincenzo Bellini Senior e le opere per organo del nipote Vincenzo Junior?
Fino alla seconda metà del XIX secolo, tanta e diversa era la musica che veniva eseguita durante le funzioni religiose: alcuni compositori scrivevano per l’organo specifico, mentre in altri casi era l’organista che adattava la musica al proprio strumento, con la conseguenza che la musica suonava diversa a seconda dell’organo su cui veniva eseguita. Il concerto ha voluto riproporre questo atteggiamento verso lo strumento, proponendo un percorso che vede come punto di partenza i musicisti formatisi presso la scuola napoletana: non tutti lo sanno, ma Vincenzo Bellini, siciliano di nascita, ha origini abruzzesi, in quanto la famiglia, lontanamente imparentata con la mia, è originaria di Torricella Peligna: il nonno Vincenzo senior lavorò anche ad Ortona, dove scrisse la bellissima ed operistica A Maria Madre di Misericordia, che ho eseguito come bis, ed insegnò a Vincenzo junior “la maggior parte dei musicali dogmi”». Vincenzo junior, invece, ha composto la spettacolare (e non meno operistica) Sonata per Organo, anch’essa presente nel concerto.

In passato la musica sacra attingeva a piene mani dal repertorio operistico e profano. In che modo l’organo di Villa Torre riesce a “teatralizzare” queste sonorità melodrammatiche, restituendo la ricchezza di un’intera orchestra su uno strumento storico meridionale?
La tastiera dell’organo di Villa Torre ha solo 45 tasti (contro gli 88 del pianoforte), ma dispone di 10 “registri”, e ognuno di questi corrisponde a uno strumento diverso: detto diversamente, si può suonare la stessa melodia con le dita, ma azionando i registri tramite i tiranti con pomelli in ottone presenti a destra della tastiera si ottengono suoni molto diversi, che possono anche essere combinati tra loro. Le combinazioni possibili non sono infinite, come ogni tanto leggo sui forum, ma sono comunque tante.
Lei ha dichiarato che una commovente citazione della topologia napoletana è presente in tutto il concerto. Tra queste suggestioni spicca l’omaggio alla “Fenestella” di Marechiaro, icona della canzone classica napoletana e dell’immaginario del Sud, ispirato a un diario della Prima Guerra Mondiale che narra di un insolito scambio musicale tra le trincee italiane e austriache. Come si inserisce questo racconto nel programma musicale?
Chiunque si sia recato a Marechiaro conosce la “Fenestella”, ispirazione per la celebre romanza di Tosti e per altre famose composizioni, ma nel locale che ospita la famosa “Fenestella” è presente un testo tratto dal diario di un soldato della Prima guerra mondiale che narra di un bellissimo episodio avvenuto tra le trincee: un soldato cantante intonò la Serenata di Toselli, cantandola con gusto fino alla fine. La eseguì talmente bene che i soldati austriaci applaudirono e, dalla trincea a poche decine di metri dalla loro, chiesero un bis: l’Ave Maria di Gounod, che fu concesso, provocando grandi applausi da una parte e dall’altra. Andò avanti così fino al brano di Tosti e, durante questo improvvisato show, i nostri rinforzavano le protezioni delle trincee. Una storia tra il comico e il grottesco, imperniata su tre brani presentati nel concerto, ricomposti per l’organo di Villa Torre da Simone Di Felice, direttore d’orchestra dell’Opera di Francoforte.
Com’è nata la collaborazione con il Direttore dell’Opera di Francoforte?
Simone Di Felice è originario di Chieti. Ci lega un rapporto di lunga data e un’esperienza condivisa in ambito musicale e professionale. Da direttore ho eseguito le sue composizioni e lui mi ha aiutato a valorizzare al meglio i miei lavori e quelli di altri autori. Attualmente è impegnato nella direzione della Turandot, in occasione dell’apertura della stagione dell’Opera di Francoforte. Colgo l’opportunità di questa intervista per sottoporre alla sua attenzione l’invito a dirigere uno dei prossimi concerti avvalendosi di questo organo.
Il concerto ha visto l’esecuzione di brani a quattro mani scritti da lei e dal compositore austriaco Leopold Brauneiss. Come si incontra la sensibilità mitteleuropea con la solarità e il rigore della scuola napoletana su uno strumento del Settecento?
Il repertorio per organo ha sempre la capacità di sorprendere, ed il suo abbinamento con il territorio non delude mai. Un po’ come il vino di indicazione geografica precisa, che difficilmente stona con la gastronomia della stessa zona. Ed è per questo che abbiamo scoperto che Guido Albanese, autore della popolare canzone Vola Vola, ha scritto musica religiosa di grande effetto. Ma sappiamo anche, per rimanere sulla metafora, che accostare sapori diversi può portare a risultati sorprendenti, come i brani scritti a quattro mani da Giacomo di Tollo e dal compositore austriaco Leopold Brauneiss, ispirati alla vergine e pensati appositamente per questo organo.
Dopo le sue importanti esperienze all’estero, in Belgio, che effetto fa rientrare in Italia e farsi custodi di questo “museo diffuso” fatto di strumenti storici nascosti nei piccoli centri? Crede che la riscoperta di queste radici e di un patrimonio così unico possa diventare una chiave di volta per restituire centralità culturale e nuova vita alle nostre comunità?
Ho abitato per quasi 15 anni in Belgio, dove sono stato organista presso l’Unité Pastorale “Cœur de l’Ardenne au fil de l’Ourthe” nelle Ardenne, e poi maestro di cappella nella chiesa di San Martino ad Arlon. L’attività di musicista liturgico in quel paese (e in altri), è organizzata in modo professionale, con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso. È evidente che, in un contesto del genere, la straordinaria attenzione che la comunità locale di Villa Torre riserva a questo piccolo organo sarebbe pressoché impensabile. D’altra parte, in Abruzzo esistono altre realtà in cui la presenza di organi storici attira visitatori e professionisti: si tratta di veri e propri musei diffusi, in cui lo strumento si fonde agli usi locali e alle persone che li mantengono attivi. Proprio per questo riescono sempre a calamitare l’interesse di appassionati, curiosi e istituzioni.

Photo Credits: Ludovico Mascia – Renato Suriani
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Lorena Coppola, Fondatrice e Presidente della Fondazione Léonide Massine, giornalista, esperta di comunicazione, international project management e direzione artistica, ha al suo attivo una lunga esperienza nel settore editoria. Traduttrice, scrittrice, docente, autrice e curatrice di diversi testi, si occupa da anni del settore stampa, pubbliche relazioni e content management. Danzatrice e coreografa, esperta di studi coreutici, ha collaborato con diversi teatri e compagnie internazionali, tra cui il Vancouver City Dance Theatre e il Théâtre de l’Opéra Metz-Metropole. Dal 2010 è Vicedirettore del Giornale della Danza. Attualmente fa parte della redazione partenopea di Politica Meridionalista.